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Pressione sui bond

Milano Finanza - Numero 010 pag. 41 del 15/01/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

Jpm segnala cautela in merito alla duration obbligazionaria e ai titoli azionari con multipli troppo elevati

Pressione sui bond

Un ritmo di crescita più soft, la pandemia in via di estinzione e una politica monetaria più rigida con conseguenze sui tassi a lungo termine. In estrema sintesi è questo ciò che si aspetta Jpm Am, attraverso le parole del global strategist David Lebovitz, per i primi mesi del 2022. Il 2021 è stato per l’esperto un anno migliore del previsto per le azioni statunitensi, in quanto un aumento del 34,5% delle aspettative sugli utili ha compensato un calo del 7,6% delle valutazioni, portando a un rendimento complessivo del 26,9%. Tuttavia, nel dettaglio, le prime dieci partecipazioni dell'S&P500 hanno rappresentato quasi i due terzi di tale performance: contribuendo con un +19% contro un contributo dell'8% dei restanti titoli dell’indice. Questa performance così concentrata è stata una caratteristica del mercato azionario statunitense dall'inizio della pandemia, e fa eco a gran parte dell'espansione precedente. Inoltre, la dispersione in termini di valutazioni dei titoli dell'S&P 500 è vicina ai livelli massimi di sempre. Alla fine dello scorso anno la dispersione delle valutazioni all'interno dei primi 10 nomi dell'S&P500 era superiore a 100 punti (51 punti escludendo il titolo Tesla), e la dispersione all'interno dell'indice Russell1000 Growth era più di 2,5 deviazioni standard sopra la sua media di lungo periodo. La realtà è che la pandemia e la successiva risposta politica, aggiunge Lebovitz, hanno creato vincitori e perdenti in diverse parti del mercato dei capitali. Prima della rapida diffusione della variante omicron ci si aspettava che una robusta attività economica nella prima parte del 2022 avrebbe portato i tassi di interesse a lungo termine a salire, le azioni cicliche a sovraperformare e la dispersione delle valutazioni a ridursi. Ora ci si aspetta un ritmo di crescita più morbido per l'inizio dell'anno, una pandemia sotto controllo e una politica monetaria più rigida, e gli impatti su rendimenti e tassi si stanno già osservando ma potrebbero estendersi. Si tratta indirettamente di un avvertimento per coloro che detengono strumenti, indicizzati o meno, con ampia duration.

Pressione sui bond
In merito alle azioni, i titoli growth e ad alti multipli hanno beneficiato dei bassi tassi a lungo termine per la maggior parte del decennio passato, mentre le componenti del mercato più cicliche e classificabili come value hanno sofferto. Ma con tassi più alti il divario di valutazione dovrebbe iniziare a chiudersi: e la dinamica del ridimensionamento di tale gap dipenderà dalla traiettoria dei tassi a lungo termine. Molti investitori si concentrano giustamente sulle prospettive dei Fed Funds, ma la dinamica ancora più rilevante può essere individuata nel bilancio da 8 mila miliardi di dollari della Federal Reserve. Se l'inflazione si dimostrasse troppo fastidiosa per la Fed, quest'ultima potrebbe consentire la contrazione del bilancio nel tentativo di spingere i tassi a lungo termine più in alto e raffreddare l'attività economica e la stessa inflazione. In tale contesto, oltre a fare attenzione alla duration obbligazionaria sarà necessario un approccio cauto sulle valutazioni azionarie. Esulando dalle considerazioni di Lebovitz, gli investitori obbligazionari indicizzati già ora si stanno leccando le ferite causate dal recente rialzo dei rendimenti, ma potrebbe essere solo l’inizio. Un Etf obbligazionario area euro con duration attorno a 10 anni ha incassato da dicembre 2020 ad oggi una flessione del 5% circa, e rende attualmente lo 0,21% lordo annuo, un trade-off a dir poco non interessante. (riproduzione riservata)



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