
Già oggi le aspettative sulla domanda globale di idrogeno nel lungo periodo sono molto elevate: secondo il report di Hydrogen Council e McKinsey del novembre 2021, l’attesa è che gli attuali 90 milioni di tonnellate metriche di idrogeno prodotti su base annua saliranno entro il 2050 a 660 milioni (+633%), passando per i 140 milioni l’anno (+55% rispetto ai livelli di 2 anni fa) previsti per il 2030, dove larga parte di questa crescita interesserà la mobilità, ovvero i trasporti, di differente natura. Un elemento sul quale porre particolare attenzione risiede nel modo, ovvero attraverso quale fonte di energia primaria si crea la condizione in cui l’idrogeno può essere prodotto. Attualmente la prassi prevede la distinzione di tre tipi di idrogeno: quello grigio, prodotto da fonte di energia fossile e quindi inquinante, che dovrebbe essere abbandonato nel prossimo futuro a favore di soluzioni produttive più green. Anche l’idrogeno blu, derivante da una fonte di energia fossile ma con parallela cattura e stoccaggio delle relative emissioni di carbonio, andrà via via in disuso anche in questo caso a vantaggio della creazione di idrogeno definito verde, ottenuto da fonti di energia rinnovabili come l’elettrolisi dell’acqua. Le stime più diffuse evidenziano che per il 2030 il 30% circa delle attuali emissioni di idrogeno grigio sarà rimpiazzato da quello verde e a partire da quel momento l’accelerazione green sarà ancora più prorompente.

Date le prospettive, è facile comprende il perché l’offerta di prodotti d’investimento si stia arricchendo: l’Etn (Exchange Trade Note) di SG sull’idrogeno, per esempio, è un prodotto indicizzato quotato in tempo reale sul segmento ETFplus di Borsa Italiana, che permette di replicare l’indice Solactive World Hydrogen CNTR ad una commissione annua dell’emittente dello 0,8%. L’indice riprodotto dall’Etn si riferisce a un paniere equiponderato composto da azioni mondiali legate al tema dell’idrogeno. Le elevate potenzialità di performance nel lungo termine sono accompagnate da una volatilità altrettanto consistente, anche perché l’indice è composto da sole 15 società, di cui il 60% statunitensi. Questi titoli vengono identificati attraverso l’algoritmo di elaborazione del linguaggio ARTIS® (AlgoRithmic Theme Identification System) sviluppato da Solactive e poi scremati in base a filtri di liquidità (volume medio giornaliero degli scambi nei precedenti sei mesi superiore a cinque milioni di dollari) e capitalizzazione (superiore a 200 milioni di dollari). La performance dell’indice Solactive World Hydrogen negli ultimi 12 mesi si colloca a circa -16% in dollari, ma allungando l’orizzonte storico di calcolo a settembre 2020 si rileva un guadagno del 26% circa sempre in dollari, che diventa più elevato se valorizzato in euro considerata la dinamica valutaria. Un fattore positivo spesso trascurato è la bassa correlazione con l’andamento dei principali indici azionari mondiali, fotografata a 0,56 rispetto all’indice Msci World, che può aiutare molto in termini di diversificazione e controllo del rischio globale di portafoglio.
Questo listing fa parte della recente estensione di offerta tematica da parte di SG, che include anche tre Etn che guardano alle aziende coinvolte nel Metaverso, all’estrazione dell’Uranio, all’indice Mib Esg. (riproduzione riservata)