L’oro continuerà a brillare, ne è convinto Emiel van den Heiligenberg, Responsabile Asset Allocation LGIM, anche se negli ultimi mesi i prezzi sono piatti. Sebbene il metallo prezioso potrebbe sembrare costoso in termini di valutazioni storiche, l'aumento dell'avversione al rischio ha portato ana accelerazione della domanda da parte di attori del mercato molto importanti come le banche centrali. L'oro si trova in un trading range dalla metà del 2020 ad oggi, ed è piatto come performance da un anno all'altro in termini nominali. Ma oggi il vero problema dell'essere lunghi di oro è che è piuttosto costoso in termini reali.
Il modello utilizzato da Lgim per determinare la convenienza o meno dell’oro è guidato da due componenti: i rendimenti reali e il dollaro statunitense. Rendimenti reali più elevati e un dollaro (ponderato sugli scambi) più forte indicano un prezzo dell'oro teoricamente più basso. E di recente si sono osservate entrambe le cose. I residui della regressione, ovvero la differenza tra il valore del modello e il valore reale dell'oro, è di riflesso sui massimi storici. Al momento Lgim non ha una visione forte sui rendimenti reali, anche se rimane propensa a eventuali ulteriori aumenti. Non si ha però nemmeno una visione fortemente rialzista sul dollaro ponderato per il commercio, in quanto il sentiment gioca a favore di un dollaro semmai più debole soprattutto nei confronti dell'euro. Ma quando si parla di oro c’è da tenere sempre in considerazione il prezzo della tranquillità, prosegue van den Heiligenberg. Il modello teorico, infatti, non coglie tutti i fattori che influenzano l'oro, come l'avversione al rischio. Storicamente, l'oro tende a fare bene quando gli investitori sono nervosi, soprattutto se il motivo è di natura geopolitica. Con i mercati azionari statunitensi in forte calo da inizio anno, si è assistito a una buona dose di avversione al rischio. Questa è la spiegazione più probabile del perché la differenza tra il prezzo del modello e il prezzo reale sia così alta. Ma il fattore più importante che non viene colto dal modello è la domanda attesa delle banche centrali: queste hanno sempre considerato l'oro come una delle principali riserve estere, ad esempio con un'incidenza di circa il 75% sul totale del Banco de Portugal. L’esperto di Lgim pensa che una delle conseguenze a lungo termine delle sanzioni contro la Russia sia quella di aver messo in discussione l'affidabilità dell'accesso ai Treasury statunitensi, al dollaro e persino alle altre valute occidentali. Non sono molti gli asset veramente al sicuro dalle sanzioni, ma l'oro fisico e altre materie prime fisiche sono un livello ancora più sicuro delle riserve valutarie.
E’ probabile che molte banche centrali esprimeranno il desiderio di ridurre le loro partecipazioni in dollari in proporzione alle loro allocazioni patrimoniali, ricorrendo in parte all'oro. Il motivo per cui mantenere in portafoglio oro è legato alla gestione del rischio: rimane una valida copertura contro il rischio geopolitico (l'oro ha raggiunto il massimo all'inizio di marzo, appena due settimane dopo l'invasione russa dell'Ucraina) e contro il rischio di inflazione. E sebbene i rischi di inflazione siano in aumento, l'inflazione prezzata a 10 anni è contenuta: ciò testimonia la convinzione degli investitori che le banche centrali faranno tutto il necessario per evitare di perdere il controllo in tal senso. L'oro continuerà a svolgere un importante ruolo di diversificatore, soprattutto in caso di eventi di coda, per questo motivo Lgim mantiene una view positiva sul metallo giallo e ne suggerisce l’acquisto sulla debolezza. Infine, in merito alle pratiche Esg delle aziende che estraggono metalli (miners), anche quelle aurifere sono ancora al di sotto della media, per quanto riguarda una serie di parametri ambientali, anche se la maggior parte dei grandi minatori d'oro ha programmi relativamente solidi in materia di biodiversità. Esulando dall’analisi dell’esperto di Lgim, in Italia sono a disposizione numerosi strumenti indicizzati che permettono di posizionarsi sull’oro e sui gold miners, sia a cambio aperto (in dollari) che con hedging valutario. (riproduzione riservata)