
Secondo Carmine De Franco, Head of Research di Ossiam, i titoli dell'S&P 500 si muovono sempre più in linea con i rispettivi settori di riferimento, e questo ha importanti conseguenze. La prima è che gli investitori possono guardare agli approcci di rotazione settoriale per individuare opportunità di investimento, altrimenti difficili da identificare attraverso la selezione di singoli titoli. Negli ultimi 30 anni la correlazione media tra l’excess return (rispetto all'indice S&P 500) dei singoli titoli e quello dei loro rispettivi settori ha, infatti, seguito un andamento crescente e oggi si attesta intorno al 40%. Dal punto più basso del 2012, quando la correlazione media era del 25%, abbiamo assistito a una crescita sostenuta e costante fino al 45% di fine 2021, con un leggero calo da allora.
Se i titoli e i rispettivi settori si muovono nella medesima direzione, l'approccio della rotazione settoriale può offrire un'alternativa interessante. La combinazione tra i crescenti co-movimenti degli excess return dei titoli e dei settori e il fatto che la correlazione inter-settoriale sia rimasta stabile sembra dovuta al fatto che sia l'indice S&P 500 sia alcuni settori significativi sono diventati estremamente concentrati. Al contrario, rispetto all’indice principale molti settori sono rimasti abbastanza diversificati (energia, materiali, industriali, beni di prima necessità, healthcare e utility), mentre emerge chiaramente come nei finanziari, nei beni discrezionali e nell’information technology la concentrazione sia aumentata.
L'information technology in particolare sembra seguire abbastanza bene la tendenza dell'S&P 500. Le conseguenze per un investitore che usa prodotti indicizzati, soprattutto quelli che seguono indici alternativi anziché i classici market cap, includono la consapevolezza di sapere se la selezione dei titoli adottata nell’indice è propedeutica all’allocazione settoriale o se ne è la diretta conseguenza; in questo ultimo caso, secondo De Franco, si va a scegliere prima i settori in modo tale che la selezione di titoli è diretta conseguenza di quest’ultima. L’analisi ha mostrato che, negli Stati Uniti, i titoli all’interno di uno stesso settore (ad esempio, Banche o Tecnologico) si muovono sempre più in maniere correlata, e questa correlazione intra-settoriale aumenta da oltre 10 anni. Se è così, scegliere i titoli con cui costruire fondi ed Etf diventerà sempre più difficile.
Infine, nel mondo degli smart-beta, le incertezze legate alla politica monetaria e alla situazione geopolitica ed economica mantengono il livello di dispersione settoriale molto elevata. Per quanto riguarda il fattore Size (titoli a bassa capitalizzazione), se sul lungo periodi ha avuto risultati interessanti, negli ultimi anni, anche in relazione alle performance delle Large-Cap americane (le cosiddette Magnifiche 7) il fattore ha sofferto molto. Ma l’analisi mostra che i vantaggi della rotazione settoriale restano praticamente intatti, anche quando il fattore Size viene specificamente integrato, in quanto la capacità di generare performance dipende poco da questo fattore. (riproduzione riservata)