Il quadro macroeconomico rimane contrastato, ma fondamentalmente promettente. Lo scenario centrale, cioè quello che presenta le più elevate probabilità di realizzazione, suggerisce un chiaro posizionamento verso gli asset ciclici. La preferenza per il 2021 è rivolta al settore energetico e a quello immobiliare, grazie anche al tracollo dei prezzi accusato nel 2020, mentre a livello geografico l’attenzione maggiore è verso i Paesi emergenti, soprattutto in tema di bond governativi, con un focus particolare sul listino azionario di Londra. Questa, in estrema sintesi, è la traccia operativa contenuta nell’outlook 2021 di Invesco, presentato dal responsabile della ricerca per l’asset allocation Paul Jackson, che intravede implicazioni anche in ottica di medio-lungo termine.
Osservando il portafoglio modello di Invesco, le azioni meritano già ora una posizione di sovrappeso, mentre l’high yield è segnalato neutro. La massima esposizione rispetto a un’asset allocation neutrale viene assegnata al settore immobiliare, ai mercati emergenti, alla liquidità e alle materie prime legate al ciclo economico. I bond governativi dei Paesi sviluppati e l’oro, ovvero gli impieghi difensivi che hanno dato soddisfazione nel 2020, non trovano spazio nella fase in cui è atteso il recupero economico grazie ai piani vaccinali, più adatta ai temi ciclici. Il sostegno incondizionato delle banche centrali farà da cornice, ma anche in caso di leggero aumento dei rendimenti di mercato lo scenario rimane a favore degli asset ciclici. L’esercizio non semplice consiste nell’individuare quali attività saranno ben posizionate per questa fase, ma al tempo stesso non siano troppo care riducendo i ritorni attesi, riscontrando nei titoli value soluzioni spesso interessanti. Ma anche tra questi il fattore momentum gioca un ruolo di primo piano nella selezione.
La composizione di portafoglio. Guardando alle valutazioni e alle prospettive per il 2021, secondo l’ufficio guidato da Paul Jackson le azioni del comparto immobiliare sono in assoluto tra le mete d’investimento più appetibili: se lo scenario volgesse al meglio per via di una distribuzione massiva ed efficace dei vaccini, questa asset class potrebbe sorprendere in termini di performance. L’allocazione di Invesco è quindi spinta al massimo, pari al 16%, seguita dalle materie prime che vengono selezionate in modo deciso (4% di peso nel portafoglio modello), con la netta preferenza per le componenti energetiche e industriali, escludendo invece i metalli preziosi. La componente azionaria riveste una quota del 50% di portafoglio, in leggero sovrappeso rispetto alla media, con preferenza omogenea al di fuori degli Stati Uniti. La liquidità arriva al 10%, il massimo consentito nel modello, mentre i bond sono in netto sottopeso (20% rispetto al 40% standard). In questo 20% di componente obbligazionaria risultano fortemente ridimensionate le emissioni governative, con l’unica eccezione di quelle relative ai Paesi emergenti (Cina compresa), mentre nel segmento corporate bond sarebbero da mantenere solo i titoli High Yield (5%), preferibilmente Usa, grazie al più alto rendimento a scadenza (4,6% a 10 anni).

Le stime di crescita. Le aspettative di inflazione rimarranno blande negli anni a venire, con le banche centrali attive nelle azioni di supporto alla liquidità per domare le crisi di mercato. In ambito geografico l’Asia rimarrà anche per il 2021 la zona a maggiori potenzialità di crescita, a prescindere dagli scenari a cui si andrà incontro: lo scenario centrale di Invesco vede una crescita cinese che dal terzo trimestre del 2020 al terzo trimestre del 2021 sarebbe prossima al 7%, rispetto a poco più del 5% dell’Eurozona. Lo scenario migliore, basato su una massiccia diffusione ed efficacia dei vaccini a livello globale, vede invece la Cina verso il 9% di allungo. Mentre nel caso opposto, di recrudescenza del virus, si assottiglierebbero le differenze di performance tra gli asset ciclici e quelli difensivi, con maggior necessità di diversificazione per proteggere i portafogli; ma anche in tale frangente l’economia cinese riuscirebbe a crescere quasi del 6% su base annua, rispetto a valori dell’Eurozona inferiori al 2%.

Le attese sui mercati. In ambito valutario lo yen è visto in rafforzamento e lo yuan cinese in indebolimento, con il dollaro Usa attorno a quota 1,24 contro euro. I tassi applicati dalle banche centrali dovrebbero rimane sui livelli attuali, mentre è previsto un aumento non marginale nei rendimenti di mercato: il Bund e il T-Bond a 10 anni sono attesi a fine 2021 rispettivamente a 0% e 1,35%. Gli indici azionari sono mediamente valorizzati sui livelli attuali, tranne il Ftse100 inglese che è stimato attorno a 6800 punti, mentre oro e Brent sono attesi rispettivamente a 1.600 dollari l’oncia e 45 dollari al barile. (riproduzione riservata)
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