Secondo Vanguard, l’investitore non deve preoccuparsi più di tanto delle turbolenze dei mercati di breve periodo, ma mantenere la barra a dritta al di là delle momentanee deviazioni di rotta. Questo vuol dire rendersi conto della correzione subita nei portafogli personali ma anche inquadrare tale dinamica nelle performance cumulate degli anni precedenti. Dal punto di vista macroeconomico gli economisti di Vanguard ritengono plausibile una recessione globale, già prezzata dal -20% circa espresso dall’S&P500 nel primo trimestre 2020. Ma in una recente analisi l’asset manager statunitense analizza l’andamento della ricchezza di un vasto panel di clienti negli Usa, circa 6,5 milioni, giungendo ad una conclusione confortante. Una valutazione generale è che sebbene un portafoglio 70-30 (rispettivamente azioni e bond globali) ha lasciato sul terreno il 14% circa nel primo trimestre 2020, allungando l’orizzonte a 5 e 10 anni tali metriche si tramutano in un + 4,6% e +7,6%. Ma Vanguard ha segmentato la sua clientela tra investitori retail, con una propensione al rischio medio alta, e aggressivi, che privilegiano l’azionario, la cui età media è rispettivamente 57 anni (baby boomers e silent generation) e 49 anni (millennials). Per entrambe le tipologie di clientela di Vanguard si evidenzia un -14% medio di perdite di ricchezza nel primo trimestre, e solo quei pochi clienti praticamente a zero di azioni hanno snobbato la buriana. Ma questa è una indicazione fuorviante per il classico risparmiatore, in quanto non essendo un trader deve tener conto delle dinamiche di più lungo respiro e non dei rendimenti di breve termine. Basta allungare l’orizzonte ad un anno (marzo 2019-marzo 2020) per ottenere ridimensionamenti molto più blandi nel controvalore dei portafogli medi dei clienti, e nel momento in cui si arriva a tre anni di analisi retrospettiva quasi tutti i profili dei clienti sono in utile, più o meno alto. Ad esempio, la generazione millennials oscilla tra il +88% della clientela più aggressiva e il +25% degli investitori con meno azionario, con valori che si ridimensionano a +25% e +13% rispettivamente per la generazione boomers sempre in base all’esposizione più o meno marcata alle azioni. Sui tre anni di holding period, l’unica categoria di investitori che evidenzia un rendimento negativo è la silent, che ha rinunciato all’azionario a favore di scelte molto difensive (in ottica di retirement). Sui tre anni, l’89% della clientela Vanguard profilata come aggressiva è in utile, della quale un terzo in guadagno di oltre il 25%. Il suggerimento di Vanguard è quindi di non lasciarsi prendere dall’emotività e fuorviare dal tam-tam dei media, poiché proprio nei momenti di crisi prendono forma le migliori opportunità di investimento per chi non ha fretta e ha degli obiettivi ben chiari da perseguire. (riproduzione riservata)