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Obbligazioni, come navigare tra tassi e rischi nel 2025
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Obbligazioni, come navigare tra tassi e rischi nel 2025

11 aprile 2026, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

La gestione attiva di duration, geografia e rischio di credito è fondamentale per sfruttare le divergenze tra Paesi e curve dei rendimenti. Gli investitori devono adottare strumenti sofisticati per isolare le fonti di rendimento

In un contesto obbligazionario molto nervoso, secondo gli esperti di Schroders, non è più sufficiente guardare esclusivamente al concetto di Income (generazione di entrate stabili)

Il punto di svolta è stato il 2022, un anno che ha ridefinito le dinamiche del reddito fisso. Lo shock dal lato dell’offerta generato dalla pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina hanno innescato un’impennata dell’inflazione globale, con le banche centrali che hanno reagito con il ciclo di rialzi più rapido della storia recente. Oggi, con gli spread creditizi relativamente compressi rispetto agli standard storici, una quota maggiore del rendimento complessivo di un’obbligazione deriva dai tassi di interesse piuttosto che dal premio per il rischio di credito; ne consegue che è diventato cruciale cercare di anticipare le mosse delle banche centrali

Uno degli elementi chiave dell’attuale scenario, secondo Schroders, è la divergenza tra le politiche monetarie e fiscali dei diversi Paesi.

La divergenza delle politiche monetarie e fiscali nel 2025

Nel 2025, ad esempio, i mercati obbligazionari hanno mostrato dinamiche molto diverse, con Germania e Giappone che hanno visto i rendimenti a lungo termine salire sotto la pressione di politiche fiscali espansive, mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito il calo dell’inflazione e il raffreddamento del mercato del lavoro hanno spinto al ribasso i rendimenti a breve. Questa frammentazione crea opportunità ma richiede agilità. 

Una delle leve più sofisticate è la possibilità di separare l’esposizione ai tassi da quella al credito. Ad esempio, un investitore può essere positivo sulle aziende europee, magari perché beneficiano di stimoli fiscali in Germania, ma non voler assumere rischio sui tassi europei. In questo caso, può acquistare obbligazioni corporate e coprire (hedging) il rischio di tasso, isolando il rendimento legato allo spread creditizio. In sostanza, ogni componente del rendimento dei bond deve essere gestita separatamente.

Il confronto tra mercati sviluppati ed emergenti

Un altro tema centrale è il confronto tra

Un altro tema centrale è il confronto tra mercati sviluppati ed emergenti. Questi ultimi stanno oggi mostrano un profilo rischio-rendimento più interessante rispetto ai contesti sviluppati: le economie sviluppate presentano livelli di debito pubblico elevati e rendimenti reali relativamente bassi, mentre molti Paesi emergenti offrono rendimenti reali più elevati, a fronte di fondamentali spesso più solidi. Ma anche qui la selettività è fondamentale, non basta «comprare emergenti» in modo indiscriminato. Oggi, gli esperti di Schroders suggeriscono un approccio prudente che privilegia le scadenze brevi (0–5 anni).

In generale, gli attuali livelli di rendimento rappresentano un elemento di protezione importante, cuscinetto naturale contro scenari avversi. Analizzando diverse possibili evoluzioni nei prossimi 12 mesi, risulta difficile immaginare un contesto in cui il reddito fisso non contribuisca positivamente ai portafogli. Ma l’epoca in cui le obbligazioni potevano essere considerate una componente passiva e prevedibile del portafoglio è finita e per sfruttare appieno le opportunità offerte dal mercato obbligazionario è necessario gestire attivamente duration, geografia e rischio di credito, sfruttare le divergenze tra Paesi e curve dei rendimenti; ma anche adottare strumenti sofisticati per isolare le fonti di rendimento e mantenere disciplina e flessibilità. Ecco perché, anche in ambito Etf, l’offerta di prodotti obbligazionari a gestione attiva si sta via via arricchendo. (riproduzione riservata)



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