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Modello 60/40 non è morto

Milano Finanza - Numero 180 pag. 41 del 11/09/2021

Milano Finanza Intelligence Unit

Una analisi di Vanguard mette in luce che una quota di bond governativi viene utile in portafoglio, a prescindere dai rendimenti di mercato

Modello 60/40 non è morto

Vanguard, attraverso le parole del Senior Investment Strategist per l’Europa Giulio Renzi-Ricci, rimane convinta che i bond continueranno a rappresentare una componente di portafoglio importante, anche in un contesto di bassi tassi di interesse come quello attuale. Alcuni investitori hanno messo in discussione la necessità di un portafoglio bilanciato di azioni e obbligazioni, incluso il classico modello 60/40, soprattutto se le obbligazioni subiscono deprezzamenti del valore di mercato a causa dell'aumento dell'inflazione e delle aspettative sui tassi di interesse e rendimenti di mercato. I dati sull'inflazione core sono saliti un po' ovunque nella prima metà del 2021, spingendo i mercati a scontare aumenti dei tassi di interesse prima del previsto da parte delle banche centrali, come mezzo per prevenire l'aumento dell'inflazione. Gli economisti di Vanguard non si aspettano però che gli aumenti dell'inflazione in Europa persistano, e il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse dovrebbe essere graduale; permangono comunque i dubbi di molti in merito al detenere un'allocazione fissa al debito pubblico in un contesto di mercato dove il prezzo di mercato tenderà a scendere, per via della risalita dei rendimenti. Ma se è vero che l'aumento dei tassi di interesse può attenuare la performance dei bond su orizzonti temporali brevi, l'impatto dell'aumento dei tassi a lungo termine può essere differente, specifica Renzi-Ricci.

Il motivo principale per detenere obbligazioni in un portafoglio multi-asset a lungo termine è infatti diversificare l'esposizione dell'investitore agli shock del mercato azionario, ovvero fungere da ammortizzatori anche in un contesto di rendimenti molto bassi. Un’analisi degli ultimi 20 anni di mercato non solo conferma che esiste una correlazione inversa tra azioni globali e obbligazioni globali, ma mostra anche che quanto più è intensa la discesa dell’azionario tanto più è probabile che le obbligazioni svolgano un ruolo di stabilizzazione, a prescindere dal livello dei rendimenti obbligazionari. Sebbene nel sell-off di marzo 2020 le obbligazioni e le azioni sono scivolate, per brevi periodi, congiuntamente. La ricerca di Vanguard ha rivelato che le obbligazioni e le azioni sono diminuite simultaneamente circa il 30% delle volte, ma ciò è stato generalmente il risultato di fattori transitori piuttosto che sistematici. Una volta che i mercati hanno avuto abbastanza tempo per tenere conto delle risposte di politica monetaria, si è sempre ristabilita la consueta correlazione inversa tra obbligazioni e azioni. E i benefici della diversificazione non sarebbero stati gli stessi se al posto dei bond governativi si avesse detenuto cash, non in grado di muoversi al rialzo quando serve. Non esiste peraltro un'alternativa migliore ai titoli di Stato, nell'universo del reddito fisso, per proteggere i portafogli dal rischio di ribasso delle azioni. Per i clienti preoccupati per il calo dei prezzi dei bond, guardare al rendimento totale piuttosto che al rendimento del prezzo è più appropriato per gli investitori a lungo termine. In un ambiente in cui si prevede un aumento dei tassi, i rendimenti più elevati delle obbligazioni a più lungo termine riflettono i compromessi della perdita di capitale a breve termine rispetto al reddito più elevato.

In altre parole, gli investitori soffrono a breve termine per un guadagno a lungo termine. Questo in quanto quando i tassi di interesse aumentano, il rendimento del reddito (associato al fatto che si possono acquistare bond con cedole più elevate) e il rendimento del prezzo tendono a muoversi in direzioni opposte, con il rendimento del reddito che compensa il calo del rendimento del prezzo nel tempo. Guardare solo alla duration e all’impatto momentaneo sul prezzo è quindi limitante in quanto la componente Income compensa la discesa delle quotazioni. E il recente aumento nei rendimenti di mercato ha portato Vanguard ad incrementare le previsioni di performance annualizzata a 10 anni per molte aree obbligazionarie: se l’area euro soffrirà ancora (+0,1% medio annuo di rendimento atteso per gli indici aggregate) l’ambiente Uk evidenzia un interessante +0,8% medio annuo in valuta locale, che sale all’1,7% per le emissioni aggregate globali in dollari Usa (1,8% per le sole emissioni statunitensi in valuta forte). Chi vuole ancora di più può guardare alle emissioni governative dei Paesi emergenti, per le quali Vanguard stima un guadagno medio annuo, a 10 anni, del 2,4%, in dollari Usa. L'ultima cosa che gli investitori dovrebbero fare è abbandonare i principi di una sana asset allocation. (riproduzione riservata)

 



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