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Mix attivo e passivo

Milano Finanza - Numero 212 pag. 40 del 27/10/2018

Milano Finanza Intelligence Unit

Invesco segnala che in futuro bisogna adattarsi ad un connubio tra prodotti a gestione attiva e replicanti, e non a considerarli antagonisti.

 

Gli ultimi anni sono stati per la gestione passiva quella che si potrebbe definire una vera e propria era evolutiva. Ne è convinto Sergio Trezzi, Managing Director e Head of Retail Distribution di Invesco, che specifica a tal proposito che nel corso degli ultimi quindici anni la gestione passiva è cresciuta in maniera esponenziale, assumendo su scala globale un peso via via maggiore. Oggi circa il 35% dei fondi azionari a livello mondiale è infatti gestito tramite approccio replicante. La culla della gestione passiva rimangono tuttavia gli Stati Uniti, dove il rapporto passive/active ha raggiunto il 37%. Guardando, invece, al mercato italiano, a fine giugno i circa 850 Etf negoziati su Borsa Italiana totalizzavano oltre 65 miliardi di euro, cioè il 6% del totale dei fondi comuni collocati nel nostro Paese. In termini di asset class, quelle più gettonate sono in assoluto le strategie equity dove, alle tecniche di indicizzazione tradizionale basate sulla capitalizzazione di mercato (beta), sono andate ad affiancarsi strategie smart beta, factor investing e non cap-weighted, che consentono di replicare portafogli in cui i titoli sono pesati sulla base di fattori alternativi alla size quali momentum, value, yield, volatility etc. Per Invesco il mondo dei passivi ha fatto passi da gigante, ma oggi la vera opportunità è offerta dalla combinazione di gestione attiva e passiva all’interno dei portafogli. Il ciclo macroeconomico non è più “Beta driven” - dove il passivo ha avuto un grande vantaggio -, e la ricerca di Income o di protezione del capitale richiederanno forti capacità di generare valore e di saper identificare la giusta asset allocation. Il ritorno della volatilità sta ponendo sfide sia alla gestione passiva che a quella attiva, che dovrà dimostrare di essere capace di generare alpha rispetto al mercato. Inoltre, l’introduzione della Mifid II spingerà sempre più gestori, private bankers e consulenti finanziari a utilizzare gli Etf come strumento complementare ai fondi attivi per l’ottimizzazione dei costi di portafoglio. Guardando alle asset class, negli ultimi mesi a dominare come flussi è stato il mercato americano, sia azionario che obbligazionario. I mercati azionari hanno infatti registrato +2,9 miliardi di euro in agosto, di cui quasi 2 miliardi di euro sul mercato americano. I clienti sono sempre più alla ricerca di Etf in grado di replicare al meglio l’indice S&P500, essendo questo un mercato considerato efficiente per definizione. Le azioni europee hanno invece visto modesti afflussi in una vasta gamma prodotti e anche gli Etf replicanti gli indici dei Paesi emergenti hanno visto un piccolo afflusso di capitali, nonostante la recente debolezza. Sul segmento del reddito fisso, anche in questo caso è il mercato americano (US Treasury) a continuare a registrare i maggiori flussi da inizio anno. Un altro settore di interesse, in questa fase di mercato, sono gli strumenti obbligazionari che consentono agli investitori di accedere al crescente pool di titoli high yield convertibili emessi da banche europee, nel caso di Invesco ad esempio il prodotto AT1 Capital Bond. In ottica prospettica, Trezzi segnala che i prossimi mesi saranno molto probabilmente caratterizzati da volatilità e la percezione dei rischi e i flussi di capitali avranno un impatto sui mercati, a cominciare da quelli valutari. Il rischio politico rende difficile analizzare i segnali positivi che arrivano dall’economia e dagli utili aziendali. Buona norma nell’attuale contesto è una maggiore prudenza, ma il quadro macro è ancora favorevole. Attività finanziarie più legate all’andamento del ciclo, come le azioni, potrebbero avere ancora potenziale da esprimere. Nel mondo obbligazionario, la parte che attraverso gli spread è sensibile al ciclo economico mediante la leva della qualità del credito continua ad apparire interessante, anche in un contesto di rendimenti governativi crescenti. (riproduzione riservata)

 

 



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