
Nella panoramica di ottobre sui fattori macroeconomici e sulle asset class di investimento, Ubs Am individua un buon valore nel contesto emergente ed asiatico, a scapito soprattutto dell’ambiente europeo. Il dollaro statunitense, inoltre, dovrebbe indebolirsi e i mercati emergenti fare meglio in termini relativi.
Guardando ai temi che stanno plasmando oggi i mercati, soprattutto in Asia, anche qui i progressi della Ia (intelligenza artificiale) non si possono trascurare: l’approccio cinese all’Ia è, peraltro, efficiente in termini di costi e altamente monetizzabile, secondo Ubs Am. La tematica non è per il momento scontata negli asset dei mercati emergenti e, dopo anni di risultati deludenti, i fondamentali dell’Asia hanno svoltato e in termini relativi la regione sembra avere ancora molto spazio per crescere, come evidenziato dal grafico.
La strategia cinese sull’Ia, orientata alle applicazioni, si sta già traducendo in utili e offre un modo più conveniente per accedere al tema dell’Ia, grazie al miliardo di consumatori che utilizzano principalmente dispositivi mobili. La tecnologia nazionale è ora sufficientemente buona per soddisfare la maggior parte delle esigenze aziendali e gli ingenti investimenti nelle infrastrutture locali stanno riducendo i costi e spingendo gli utili. Gli Stati Uniti rimangono all’avanguardia nei modelli di frontiera, mentre la Cina sta colmando il divario nei segmenti dove l’Ia è davvero rilevante.
Anche lo slancio delle riforme societarie in Giappone e Corea sta generando rendimenti più robusti per gli azionisti.
In Giappone, il cambiamento strutturale non è ancora pienamente prezzato, sebbene il Nikkei225 è riuscito a superare il picco del 1989. Gli utili godono di un forte momentum, sostenuto dal posizionamento nella supply chain globale e da un accordo commerciale con gli Stati Uniti che favorisce le auto giapponesi. E in Corea del sud riforme in grado di generare valore stanno prendendo piede, intersecandosi con il ciclo globale dell’Ia e dei semiconduttori. Mentre Taiwan rimane centrale per il ciclo globale dell’Ia e dei semiconduttori, in India il potenziale di crescita a lungo termine e il programma di riforme del Paese restano elementi premianti. Inoltre, la struttura economica indiana, orientata all’interno, la rende meno vulnerabile agli shock commerciali globali.
Nonostante il miglioramento dei fondamentali, i mercati emergenti rappresentano oggi solo l’11% circa delle opportunità azionarie globali, mentre il Giappone rappresenta circa il 5-6% dell’indice MSCI All Country World: inoltre, i mercati emergenti sono scambiati a uno sconto del 50% circa in termini di price-to-book rispetto ai mercati sviluppati, il massimo mai registrato.
Guardando all’asset allocation, Ubs si mantiene in sovrappeso sulle azioni dei mercati emergenti e sul Giappone in valuta locale. Si bilancia il sovrappeso sull’Asia con azioni statunitensi, che rimangono più costose ma continuano a offrire la traiettoria di utili più stabile e resiliente a livello globale. Il sottopeso azionario interessa invece l’Europa, dove la crescita degli utili è migliorata ma rimane debole rispetto alle altre regioni. Inoltre, l’euro si è ulteriormente rafforzato poiché la Bce ha sospeso il ciclo di tagli, mettendo in discussione gli utili futuri; si apprezzano, però, a livello settoriale le banche europee.
Nel reddito fisso, si mantiene una posizione neutrale sulla duration, con un sottopeso sul Bund e un sovrappeso sui Gilt inglesi, dove i rischi al ribasso per l’occupazione potrebbero accelerare il ritmo dei tagli dei tassi. Neutrale anche la posizione sul credito, sia Investment grade che high yield, mentre in termini valutari la preferenza va alle divise emergenti, a scapito del dollaro Usa. Infine, Ubs Am è neutrale sulle materie prime salvo i metalli preziosi: si ritiene che oro e argento possano continuare a registrare buone performance, in un contesto di calo dei rendimenti reali statunitensi.
Francesco Branda, Head of ETF & Index Fund Sales Italy di Ubs Am, segnala inoltre che in un contesto di debolezza del dollaro «il ruolo strategico degli Etf a cambio coperto aumenta, in quanto aiutano a preservare il rendimento reale degli investimenti. In tal senso, Ubs si distingue per offrire una delle piattaforme Etf più ampie e robuste in Europa a cambio coperto, sia azionaria che obbligazionaria. Per sfruttare il tema azionario Cina, il nostro Etf UBS China Tech ha registrato una forte raccolta nella seconda parte dell’anno, oltre 700 milioni di dollari, anche grazie alla costruzione dell’indice che privilegia aziende innovative in ambiti come cloud computing, mobilità del futuro e tecnologie mediche. Infine, le posizioni long su Giappone e mercati emergenti sono facilmente replicabili attraverso le esposizioni Core della nostra gamma Etf, che quest’anno hanno beneficiato di una riduzione dei Ter, rendendoci leader in termini di prezzi in diverse asset class». (riproduzione riservata)