
Il quadro macroeconomico globale si sta complicanado, sulla scia di nuovi fattori di disturbo come la guerra Usa-Iran che si sta allargando a tappeto nell’area mediorientale e il riaccendersi delle aspettative di inflazione, riaccendersi delle aspettative di inflazione, che sta colpendo i bond in modo evidente. Chris Galipeau, Senior Market Strategist per il Franklin Templeton Institute, delinea bene gli scenari che abbiamo di fronte, identificando opportunità di investimento in alcune specifiche asset class, facilmente raggiungibili anche tramite gli Etf.
Nel 2026 l’economia statunitense è attesa crescere a un ritmo del 2,5%, sopra le stime della Federal Reserve e del consenso di mercato. A sostenere l’espansione sono soprattutto gli investimenti delle grandi aziende tecnologiche, la resilienza dei consumi e un contesto fiscale più favorevole grazie a rimborsi attesi più elevati. Tuttavia, il principale fattore di rischio resta la durata del conflitto in Medio Oriente, in quanto un prolungato aumento dei prezzi energetici agirebbe come una tassa sui consumatori, frenando la domanda interna.
Sul fronte monetario, Galipeau segnala che all’inizio dell’anno il mercato dei futures scontava 2-3 tagli dei tassi da 25 punti base, oggi ne sconta meno di uno; analogamente, il rendimento del Treasury a due anni non prevede tagli dei tassi per il 2026. L’inflazione core si mantiene sopra il target, mentre i dati recenti sui prezzi alla produzione suggeriscono pressioni legate anche ai dazi. I tassi di inflazione implicita a un anno sono ora al 5,1%, un movimento preoccupante, anche se vale la pena aggiungere che esiste una componente stagionale del primo trimestre che storicamente ha influenzato i dati. Senza dubbio, i prezzi più alti di petrolio e gas naturale stanno guidando parte o tutta questa dinamica. I tassi impliciti a due anni sono al 3,32%, quelli a cinque anni sono al 2,68%, continua l’esperto del Franklin Templeton Institute. Questi numeri rappresentano l’inflazione annualizzata attesa dal mercato obbligazionario nei prossimi uno, due e cinque anni. I dati a breve termine indicano certamente preoccupazioni, ma il dato a cinque anni rimane ancorato. La Federal Reserve si trova quindi in una posizione delicata, stretta tra il controllo dell’inflazione e il sostegno alla crescita.
Per quanto riguarda i mercati azionari, il quadro è caratterizzato da forte dispersione. Le prospettive restano costruttive, con una crescita degli utili attesa tra l’8% e il 13% (fonte Global Investment Management Survey di Franklin Templeton) e un target per l’S&P 500 compreso tra 7000 e 7400 punti.
Tuttavia, la volatilità rimane elevata e il contesto geopolitico continua a pesare sul sentiment. Da inizio anno, i titoli a media e piccola capitalizzazione e gli indici value hanno sovraperformato, mentre i grandi colossi tecnologici hanno registrato correzioni significative. Questo ampliamento delle performance favorisce un approccio attivo alla selezione dei titoli e penalizza i portafogli concentrati. Anche a livello globale si osservano divergenze: America Latina, mercati emergenti e Giappone mostrano risultati positivi, mentre Europa e India restano indietro. In prospettiva, le small cap statunitensi e gli asset dei mercati emergenti appaiono particolarmente interessanti, soprattutto in un contesto di rotazione settoriale.
Nel comparto obbligazionario, i rendimenti dei Treasury decennali sono attesi in un intervallo tra il 4,0% e il 4,25%, con una possibile fase di irripidimento della curva.
In questo contesto, le strategie a breve durata e il credito corporate dovrebbero sovraperformare la liquidità, sottolinea Galipeau, mentre il contributo della duration appare limitato. Gli spread creditizi si sono ampliati ma restano lontani dai livelli storicamente associati a punti di ingresso particolarmente favorevoli; ad esempio, Gli spread creditizi si sono mossi molto, ad esempio a livello investment grade sono saliti di 64 punti base sopra i Treasury Usa e di 306 punti base per gli high yield Usa.
Infine, gli indicatori di sentiment mostrano un progressivo aumento della cautela tra gli investitori, gli investitori, senza però raggiungere livelli estremi. In ottica contrarian, segnali più marcati di pessimismo potrebbero rappresentare un’opportunità di entrata. Nel complesso, lo scenario delineato suggerisce un approccio disciplinato e ben diversificato, con esposizione bilanciata tra stili e capitalizzazioni negli Stati Uniti e una crescente attenzione alle opportunità offerte dai mercati internazionali. (riproduzione riservata)