Milano Finanza - Numero 074 pag. 49 del 15/04/2022
Jpm Am è convinta che entrare e uscire spesso dal mercato faccia male ai rendimenti di un portafoglio ben impostato
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La volatilità si è riproposta in tutta la sua espressione nel 2022, sulla scia della crisi ucraina. E gli investitori si sono subito chiesti se il sell-off osservato all’inizio della guerra sia stata una buona occasione per mosse tattiche, finalizzate a successivi altrettanto veloci uscite dal mercato, o invece si sia trattato di un ghiotto punto di entrata in ottica di medio-lungo termine. La stessa domanda se l’è posta Jack Manley, Global Market Strategist di Jpm Am, mettendo in dubbio l’utilità del market timing rispetto ad una efficiente asset allocation strategica. Gli elementi che hanno fatto da driver sono, specifica l’esperto, da un lato la normalizzazione monetaria applicata dalle banche centrali mondiali, dall’altro lato l'inflazione persistentemente elevata aggravata dalle problematiche geopolitiche che innescano ulteriore incertezza. Ma il successo negli investimenti richiede agli investitori di concentrarsi su ciò che possono controllare, come i modelli di risparmio e l'asset allocation di lungo termine. Durante i periodi di estrema volatilità, le emozioni possono spesso interferire con questi fattori di successo. Nonostante gli sforzi dei consulenti finanziari, gli investitori possono infatti essere tentati di fare da se, spesso con comportamenti dannosi al portafoglio, vendendo dopo un drawdown significativo e pianificando di rientrare sul mercato quando, in un futuro indefinito, le cose volgeranno di nuovo al meglio. Tale comportamento è guidato dalla avversione alle perdite, il desiderio di evitare perdite momentanee perché sentite più dolorose dei guadagni potenziali. Tuttavia, ciò di cui la maggior parte degli investitori non è consapevole è quanto vicino i giorni migliori (intesi come performance degli indici di Borsa) seguano spesso proprio quelli peggiori, e quanto siano importanti i giorni positivi per il recupero di un intero portafoglio. Il grafico aiuta a spiegare tale concetto, mettendo a confronto la dinamica di un investimento di 10 mila dollari nell’S&P 500 effettuato 20 anni fa, mettendo in evidenza il rendimento associato alla mancanza di alcuni dei giorni migliori, a causa di vendite premature e sfortunate come market timing.
A fine 2021, sette dei migliori giorni borsistici si sono verificati entro due settimane dal loro corrispondente giorno peggiore; e spesso tale divario temporale è ancora più stretto. Per esempio, il 12 marzo 2020 è stato il secondo peggior giorno dell'anno, ed è stato immediatamente seguito dal secondo miglior giorno dello stesso anno. Inoltre, i giorni peggiori si verificano nella stragrande maggioranza dei casi prima dei giorni migliori: negli ultimi 20 anni, sei dei sette giorni migliori si sono verificati proprio dopo il giorno peggiore. Considerando questa realtà, se un investitore vende dopo aver sperimentato un pessimo rendimento di brevissimo termine, è di fatto impossibile reinvestire in tempo utile per beneficiare del giorno migliore che potrebbe seguire: la vendita ripetitiva indotta dalla avversione alle perdite può erodere significativamente i rendimenti nel medio-lungo periodo. Manley segnala che, inoltre, è di fatto impensabile che un investitore possa essere talmente abile o fortunato da perdersi costantemente i giorni peggiori e godere di quelli giorni migliori. In merito al contesto, attuale, sfortunatamente il 2022 rimarrà probabilmente ad alta volatilità per i mercati azionari, considerati i 3 fattori inizialmente citati. Pertanto, è ancora più importante ricordare agli investitori che il successo si ottiene rimanendo investiti a lungo nei mercati finanziari, non facendo un frenetico market timing; d’altronde, se si vuole vedere l'arcobaleno bisogna mettere in conto di sopportare un pò di pioggia, conclude l’esperto di Jpm Am. (riproduzione riservata)