Milano Finanza - Numero 205 pag. 49 del 16/10/2021
Lgim non è convinta che la tempesta inflazionistica sia terminata; azioni ancora da preferire ai bond
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LGIM, attraverso la figura di Christopher Jeffery, responsabile per le strategie Inflation and Rates, suggerisce in modo provocatorio che di questi tempi sia più utile un meteorologo di un economista. Le principali Banche centrali si aspettano che la tempesta inflazionistica passi, ma non possono prevederne la durata. Il Presidente della Federal Reserve ha parlato di effetti intensi e più duraturi del previsto ma destinati a scemare, e il Governatore della Banca d'Inghilterra vede pressioni sui prezzi transitorie. A sua volta la Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha da poco ribadito che la sfida chiave è garantire di non reagire in modo eccessivo agli shock transitori dell'offerta. Jeffery però non è convinto che le pressioni inflazionistiche si riassorbiranno come sopra indicato. Un vecchio detto dice che il ruolo delle previsioni del tempo è quello di far sembrare buone le previsioni economiche, ma insolitamente faremo affidamento sui meteorologi nei prossimi mesi poiché le prospettive di inflazione saranno dominate da ciò che accade sui mercati delle materie prime. I futures sul Gas naturale negli Stati Uniti ed in Europa sono aumentati rispettivamente del 35% e del 90% a settembre, con rendimenti eccezionalmente volatili intraday, anche del 40% da un giorno all’altro. Un altro vortice polare che faccia aumentare la domanda di riscaldamento durante l'inverno potrebbe spingere ulteriormente i prezzi su valori anomali. Al contrario, un inverno mite unito ad una risposta dell'offerta potrebbe far crollare i prezzi. D’altronde non tutti sono d'accordo che l'inflazione sia un fenomeno transitorio: la Banca nazionale ceca aumentato i tassi, quella polacca ha seguito l'esempio con uno aumento shock di 40 punti base con il Governatore che oggi parla di un profilo di inflazione più alto e duraturo di quanto si supponesse in precedenza. Questo nuovo scenario ha implicazioni sugli investimenti multi-asset. L’esperto di LGIM suggerisce che la crescente paura per l'inflazione ha portato ovunque un discreto rialzo dei rendimenti obbligazionari, aiutata da elementi come la prospettiva di un tapering della Federal Reserve e le strategie di trend-following (Cta) che appesantiscono la situazione. Il legame fondamentale tra inflazione e rendimenti obbligazionari non è complicato, in quanto detenere attività con flussi di cassa nominali fissi non è una buona idea quando i prezzi salgono rapidamente. Tatticamente oggi è preferibile mantenersi short duration per quanto riguarda il reddito fisso, mentre l'impatto dell'inflazione sulle azioni è più complesso. Il premio per il rischio azionario potrebbe aumentare ma è probabile che anche i ricavi siano più elevati che in passato: LGIM è ancora rialzista nel medio termine sulle azioni, nonostante la minaccia dell'inflazione, e non sono attese violente inversioni al ribasso per le quotazioni azionarie.
Ma la correlazione da inizio anno tra i bond e le azioni è quasi nulla e questo è un problema in termini di rischio di portafoglio, in quanto è oggi difficile sostenere che le obbligazioni offrano una buona compensazione per il rischio complessivo: l'argomento valido per detenere titoli di Stato si basa esclusivamente sulla loro capacità di mitigare altri rischi di portafoglio, non di bilanciare sell-off azionari. Dal 2010-2020 quell'effetto assicurativo era evidente nei dati ad alta frequenza, ma nel 2021 è scomparso. Non resta che accettare più volatilità. (riproduzione riservata)