Nel recente Scenario Eco di Societe Generale vengono messe in evidenza le tendenze e le aspettative della società in merito a economia e finanza, per gli anni a venire. Con potenziali implicazioni in merito agli investimenti, a prescindere che si tratti di gestione attiva o passiva. L'attività globale si è dimostrata resistente nonostante il rapido inasprimento delle politiche da parte di diverse principali banche centrali e le turbolenze bancarie di marzo. Tuttavia, l’economia mondiale mostra una crescente divergenza tra industria manifatturiera, edilizia e servizi. Se si considera solo il settore manifatturiero, l'economia globale è già in recessione con il commercio internazionale che si sta contraendo e il consumo di beni in calo in termini reali. Quello che all'inizio era un problema di tensioni sul lato dell'offerta, si è ora trasformato in un problema di domanda insufficiente. Per quanto riguarda l’edilizia si nota un rallentamento dell'attività anche sotto la pressione di condizioni finanziarie più rigide, mentre i servizi sono ancora in modalità di ripresa, soprattutto quelli legati al tempo libero e ai trasporti.
Le imprese, inoltre, hanno beneficiato di profitti eccezionali grazie anche alla capacità di trasferire i costi più elevati sui consumatori e i fallimenti delle imprese sono stati eccezionalmente bassi. Lo scenario principale di Societe Generale prevede che il rallentamento economico si intensificherà nei prossimi trimestri e lo stimolo fiscale si affievolirà; un primo taglio dei tassi potrebbe concretizzarsi già alla fine del 2023. Tuttavia, il dibattito sul livello terminale dei tassi di policy delle banche centrali rimane aperto. L'attuale orientamento monetario è chiaramente restrittivo, e i suoi effetti dovrebbero concretizzarsi nel tempo. Gli effetti sull'inflazione iniziano a essere visibili negli Stati Uniti, dove l'inflazione di fondo è già in calo dalla fine del 2022. Nell’area euro, tagliare i tassi troppo presto potrebbe portare a un'inversione di tendenza della disinflazione e a un nuovo ciclo futuro di inasprimento molto dannoso. Societe Generale ritiene che le politiche monetarie siano già sufficientemente restrittive.
Passando ai numeri e alle correlate strategie di investimento, la crescita in termini economici per le aree sviluppate nel 2023 premierà in particolare il Giappone e gli Stati Uniti, e a livello globale è prevista una decisa accelerazione a partire dal 2025. In quell’anno gli Usa potranno crescere fino al 1,7%, rispetto al 1% dell’area euro e allo 0,5% dell’Italia. A livello emergente il 2023 sarà invece l’anno dell’India più che della Cina, rispettivamente +6% e +5% di Pil, e anche per il 2025 il colosso indiano dovrebbe surclassare quello cinese del 2% circa, vantaggio valido anche per il successivo biennio. Deludente invece l’area dell’Est Europa, in una situazione intermedia l’America latina.
Guardando alle variabili finanziarie, i Fed funds sono visti al 2,75% per il 2025, in linea al valore atteso per il rendimento del decennale Usa. Il tasso di deposito della Bce è atteso al 3,5% per fine 2023 ma già nel 2025 dovrebbe tornare verso l’1,75%, con un lieve incremento nel successivo biennio. Il decennale tedesco e italiano sono attesi rispettivamente al 1,75% e 3,55% per il 2025, valori che potrebbero salire a 2,5% e 4,3% per il 2027. Terreno sempre paludoso per i bond giapponesi, per i quali Societe Generale vede uno yield sul decennale allo 0,3% per fine 2025, con tassi a breve prossimi allo zero. Il cambio euro-dollaro è atteso a 1,15 per il 2025 ma in grado di spingersi fino a 1,20 per il successivo biennio, mentre la sterlina dovrebbe rimanere sugli attuali livelli nei prossimi 3-4 anni. Infine, in relazione alle materie prime il petrolio Brent è atteso in costane e lieve calo, con target nel 2025 a ridosso di 70 dollari, ed anche il gas naturale potrebbe scendere notevolmente come quotazioni. (riproduzione riservata)