Il cambiamento climatico e l’inflazione galoppante sono probabilmente i due elementi più discussi al giorno d’oggi tra gli investitori internazionali, e Bnpp AM cerca di eviscerarne i possibili collegamenti in un recente studio. In particolare, l’esperto in transizione energetica Edward Lees si chiede se è possibile che la spesa degli Stati Uniti per il clima possa avere impatti positivi sull’inflazione, ovvero aiutare a ridurla nel tempo. Miliardi di dollari saranno infatti destinati al potenziamento delle infrastrutture statunitensi nell’ambito dell’Inflation Reduction Act, una spinta tardiva ma in ogni caso favorevole per affrontare sia il cambiamento climatico sia l’inflazione oggi fuori controllo. L'Inflation Reduction Act del 2022 (Ira) è una legge degli Stati Uniti che mira a contenere l'inflazione riducendo il deficit, abbassando i prezzi dei farmaci da prescrizione e investendo nella produzione di energia nazionale e pulita, approvata dal Congresso degli Stati Uniti il 16 agosto 2022.
Oltre ad abbassare i prezzi dei farmaci e i premi sanitari, le risorse associate al disegno di legge da 430 miliardi saranno infatti destinate alla creazione di infrastrutture che, in ultima analisi, dovrebbero avere un effetto deflazionistico sui costi energetici quotidiani e sulle spese domestiche. La Casa Bianca ha pubblicizzato pacchetto per affrontare il problema dell’inflazione decennale, anche se non è ancora chiaro in che misura possa sostituire la necessità di un intervento da parte della Federal Reserve per contrastare il carovita, durante un ciclo di rialzo dei tassi d’interesse.
Gran parte delle infrastrutture statunitensi versa peraltro in uno stato disastroso, e i progressi nel campo dell’energia pulita potrebbero essere vanificati senza una revisione dell’infrastruttura elettrica, un’impresa che vale circa 2 mila miliardi di dollari. Guardando agli elementi che giocano a favore del controllo dell’inflazione, i costi di gestione di un veicolo elettrico rispetto a quelli di un’auto a benzina sono notevoli, e al tempo stesso gli incentivi per l’acquisto di un veicolo elettrico, nuovo o usato, permettono ai consumatori di spendere altrove il denaro risparmiato. I pannelli solari sui tetti consentono di risparmiare sulle bollette dell’elettricità rispetto alle tariffe applicate dalle società di servizi, e l’elettrificazione della mobilità e lo sfruttamento delle fonti rinnovabili faranno scendere ulteriormente i costi a braccetto con una più ampia diffusione di tali tecnologie.
Ma ci sono anche da considerare altri costi correlati al cambiamento climatico, prosegue Lees. Se da un lato esiste un costo marginale di gestione di una centrale nucleare (per non parlare dell’esborso iniziale di capitale) dall’altro lato è impossibile ignorare le spese di smantellamento e quelle legate a eventuali incidenti: ad esempio, la bonifica di Fukushima in Giappone è stata stimata in oltre 180 miliardi di dollari. I costi prevenibili possono anche assumere la forma di denaro necessario ora per affrontare gli effetti del cambiamento climatico, come inondazioni, siccità, incendi e uragani. Nel 2021, i disastri naturali sono costati agli Stati Uniti oltre 300 miliardi di dollari, importo che, secondo le stime della Casa Bianca, potrebbe lievitare a 2.000 miliardi di dollari l’anno entro il 2100. L’innalzamento del livello del mare potrebbe sottrarre terreni utilizzabili in modo produttivo, mentre il caldo estremo potrebbe compromettere i raccolti. Il riscaldamento globale ci costerà quindi molto caro. Nello scenario peggiore, la Cina rischia di perdere quasi il 24% del suo PIL, mentre gli Stati Uniti perderanno quasi il 10% e l’Europa quasi l’11%, secondo una stima Ucl. Mentre in merito al carovita vanno citati gli aspetti sanitari dell’aumento delle temperature, dell’inquinamento atmosferico, idrico e della terra, e degli altri effetti del cambiamento climatico. È probabile che gli eventi di coda aumenteranno di gravità e frequenza molto prima che le temperature medie salgano ulteriormente. I fenomeni anomali sono in rapido aumento e i loro effetti si faranno sentire sotto forma di un maggior numero di incendi, ondate di calore, siccità e pressione sulle scorte alimentari – e nemmeno in un futuro troppo lontano. L’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti può essere giustamente visto come una svolta, con gli Stati Uniti il secondo Paese al mondo per emissioni di gas serra.
Sabrina Principi, responsabile soluzioni indicizzate per Bnpp Am, mette in evidenza che la società si è da sempre resa protagonista nelle soluzioni attive e passive con alta attenzione ai temi della sostenibilità; in particolare, secondo l’esperto, un Etf idoneo a cavalcare la tematica sopra approfondita può essere rappresentato dal BNP Paribas Easy ECPI Global ESG Infrastructure Equity, listato anche in Borsa Italiana. Il prodotto ha inoltre evidenziato una notevole resilienza nel corso del delicato 2022, grazie ad una performance complessiva da inizio anno di -3,3% (aggiornata al 9 settembre), rispetto ad altri benchmark decisamente più penalizzati, e l’esposizione al mercato statunitense è oggi del 42%. (riproduzione riservata)