Da quanto risulta al provider di informazioni Etfgi, gli asset investiti negli Etp quotati in Europa hanno registrato flussi netti nel mese di giugno pari a 11,4 miliardi di dollari, portando i valori netti da inizio anno a 32,6 miliardi. Questo implica un incremento del 4% rispetto al mese prima. Il patrimonio a livello europeo rimane prossimo a 1000 miliardi di dollari. Mentre gli Etp a livello globale che utilizzano sottostanti ESG hanno espresso flussi netti di 3,49 miliardi di dollari a giugno, confermando un aumento del 7.3% rispetto al mese prima. Questo ha permesso di portare il patrimonio in prodotti passivi ESG a nuovi massimi storici, 88 miliardi di dollari, dove l’Europa raccoglie circa la metà degli asset mondiali. Il trend a favore dei sottostanti ESG rimane quindi intatto. E da quanto risulta ad Amundi, i flussi globali in Etf sono aumentati di oltre il 70% nel mese di giugno rispetto a maggio, con un incremento delle sottoscrizioni da 37,3 miliardi di euro a 64,5 miliardi di euro. Il rinnovato appetito per le azioni, insieme al continuo interesse per il reddito fisso, hanno trainato questa sostanziale ripresa dei flussi. Gli investitori hanno destinato 17,8 miliardi di euro in azioni e 42,1 miliardi di euro in strumenti di debito. Gli investimenti in Etf azionari registrati in Europa si sono concentrati nelle esposizioni globali e nordamericane, con afflussi di 2,2 miliardi di euro e 1 miliardo di euro rispettivamente. Il reddito fisso ha catturato 8,0 miliardi di euro, con una ripartizione quasi uniforme tra titoli di Stato e debito societario. Gli investitori europei, secondo l’analisi di Amundi, sembrano prediligere in questa fase un portafoglio di tipo barbell con esposizioni da un lato ad alto rischio e con un alto potenziale di guadagno (high yield) e, dall’altro lato, investimenti a basso rischio e basso potenziale di rendimento (titoli di Stato). In merito alle azioni a giugno sono stati registrati afflussi nelle strategie smart beta con il fattore value che ha attirato 616 milioni di euro, seguito dai fattori size e momentum. Spdr, attraverso il responsabile per l’Italia Francesco Lomartire, mette in luce a sua volta che una delle conseguenze dell’espansione monetaria delle banche centrali e degli stimoli messi in atto dai governi è stata una ulteriore compressione dei rendimenti obbligazionari, in particolari per i bond governativi la cui proporzione di tassi negativi aumenta di mese in mese. Il confronto con i rendimenti attesi azionari ha spinto molti investitori a concentrarsi sulle azioni nel tentativo di riposizionare il portafoglio a favore dei temi che potrebbero maggiormente beneficiare della riapertura delle economie mondiali post lockdown. Per Lomartire se gli Stati Uniti sono stati l’area di maggior consenso, grazie anche agli utili in molti casi superiori alle attese, si intravede però un cauto ottimismo per gli emergenti e anche per l’Europa continentale. L’Asia trainata dalla Cina e dai segnali positivi che si intravedono nella ripresa delle attività di export, dalla crescente spesa infrastrutturale ed esposizione al settore tech trova tra le aree emergenti il maggior favore degli investitori, nonostante l’intensificarsi delle frizioni con gli Stati Uniti. L’Europa beneficia del clima di maggior distensione dopo i dibattiti dei mesi scorsi sui piani dell’UE per il recovery fund oltre che di valutazioni convenienti. Un altro tema dominante è la debolezza del dollaro che ha caratterizzato la fase successiva allo scoppio della crisi. La prospettiva di ulteriori stimoli per fronteggiare la pandemia negli USA, l’espansione monetaria già in atto e l’ampliamento del bilancio della Fed non consente di arginarne il deprezzamento a fronte del quale gli investitori istituzionali di tutto il mondo hanno messo in atto strategia di copertura a livelli molto elevati rispetto al passato. Da qui la spinta verso investimenti azionari globali ma con copertura del rischio di cambio in particolare euro-dollaro, specifica Lomartire. Altri potenziali beneficiari della politica molto conciliante della Fed potrebbero essere i bond emergenti anche se finora gli investitori orientati a rendimenti reali positivi hanno optato per il Btp. (riproduzione riservata)