L’inversione della curva dei rendimenti del mercato americano non è un messaggio sufficiente per mettersi le mani nei capelli, tanto in ambito azionario che obbligazionario. Ne è convinta JPM AM, che non vede alle porte recessioni per via di un semplice motivo: l’indicatore che mette a confronto il valore relativo tra il livello a breve dei tassi e il livello a media scadenza dei rendimenti è oggi drogato, dalle politiche eccezionali adottate negli anni passati dalle banche centrali. E di riflesso molto meno affidabile rispetto agli scorsi decenni. La curva Usa in particolare si è appiattita già a partire da inizio 2017, nel momento in cui la FED ha iniziato ad alzare con forza i tassi mentre il segmento a dieci anno era già libero di muoversi. Ma le mosse intraprese dalla banca centrale dopo la grande crisi finanziaria del 2009 hanno cambiato le carte in tavola sotto molti aspetti, rendendo diversi indicatori un tempo validi oggi quasi inutilizzabili o quantomeno fuorvianti. Una curva si definisce invertita nel momento in cui il tasso a due anni si porta sopra quello del decennale, anticipando una successiva recessione economica ed invogliando gli investitori ad alleggerirsi di rischio. A fine anni 90 ad esempio la curva si è appiattita per ben tre anni, per girarsi solo a inizio 2000. Il passato la dinamica di tale indicatore ha anticipato abbastanza bene, di circa 11 mesi, le successive recessioni negli Usa. Mentre l’S&P500 ha in media svoltato al ribasso sei mesi prima dell’inizio della recessione economica. Ma, come anticipato, gli shock adottati dalle banche centrali hanno distorto ogni valore sulla parte medio-lunga della curva, e ciò toglie significatività alla attuale capacità previsionale di tale analisi. Piuttosto, JPM AM segnala che un altro indicatore può essere molto più affidabile, il cosiddetto near-term forward spread. Si tratta della differenza tra il rendimento spot del T-bill a tre mesi e il suo valore atteso tra sei trimestri. Nel momento in cui il primo elemento si porta sopra la seconda variabile è probabile si vada verso una fase recessiva dell’economia. Interessante segnalare che prima del 2008 questa misura andava a braccetto con il differenziale 2-10 anni prima considerato, esprimendo una correlazione tra i due indicatori superiore a 0,70; negli ultimi anni invece il legame statistico è sceso verso 0,30, confermando i dubbi in precedenza segnalati. La curva dei tassi si è così appiattita, ma il near-term forward spread si è mosso in laterale, segnalando scarse possibilità di recessione economica, ed anche oggi il segnale non è ancora negativo. (riproduzione riservata)