Lo scivolone in Borsa delle azioni cinesi ha attirato i riflettori di tutto il mondo, in quanto negli ultimi anni i portafogli internazionali si stanno via vi popolando di tale asset class attraverso Etf e fondi. In un recente approfondimento a cura del team di asset allocation di Amundi si analizzano le dinamiche di tale movimento, traendo le conclusioni in merito alla convenienza di mantenere la posizione e semmai incrementarla, approfittando dell’occasione associata al crollo menzionato. I recenti inasprimenti normativi che hanno colpito prima il settore tecnologico, l’educazione e successivamente i produttori di liquori, le aziende di cosmetici e le farmacie online sono subito stati incorporati nei prezzi azionari, con gli indici azionari cinesi in netto sell-off rispetto al resto del mondo. Secondo Amundi questo potrebbe portare a problematiche sulle società quotate all'estero, inoltre nell'autunno 2022 il Partito Comunista terrà il suo 20° Congresso Nazionale aggiungendo incertezza sulle nuove politiche. Ciò potrebbe mantenere alta la volatilità e imprimere nuove correzioni, da sfruttare in ottica di medio periodo. Nonostante le recenti turbolenze Amundi rimane costruttiva nei confronti dell’azionario cinese nel lungo periodo, apprezzando la crescente rilevanza geopolitica ed economica della Cina a livello globale, la classe media emergente e la quota sempre più elevata della Cina negli indici dei mercati emergenti. La società di investimento mette anche in evidenza che le recenti restrizioni non sono una cosa sporadica e inaspettata, ma si inquadrano in un percorso strutturato di lungo periodo: nel 2012 si erano toccate le holding di società cinesi quotate all'estero (con ulteriori limitazioni sugli M&A nel 2017), nel 2015 si era portata avanti una campagna di vasta portata contro la corruzione nella vita pubblica con impatto sui settori dei beni di lusso e dei giochi di Macao, nel 2018 si è intervenuti sul gioco on-line, sul tutoraggio dopo scuola e sulla sicurezza sociale. Tali mosse hanno come fine ultimo colmare le lacune nella regolamentazione e nelle disparità sociali, stimolare la concorrenza, ridurre il rischio sistemico. E le recenti mosse contro l'educazione e le società internet sono una risposta politica alle pressioni sociali, soprattutto giovanili, stanche ad esempio delle pratiche occupazionali delle aziende tecnologiche considerate ingiuste (12 ore di lavoro quotidiano per 6 giorni a settimana). E la crescente influenza dei giganti della tecnologia in aree sensibili, come l’intermediazione finanziaria e la raccolta di dati digitali, ha posto una sfida per gli obiettivi di sviluppo nazionale del Governo, consapevole dei rischi per la stabilità finanziaria causato dalla carenza di regolamentazione. Anche la nuova legge sulla sicurezza dei dati mira a garantire che la crescita dell'economia digitale sia in linea con gli obiettivi di sicurezza nazionale, un obiettivo a pensarci bene molto simile a quello della legge statunitense emanata sotto l'amministrazione Trump nel 2020. Le prossime mosse regolamentari potranno interessare diversi settori, e questa è la spina nel fianco per gli investitori. Le prossime vittime potrebbero essere la pubblicità digitale e la condivisione dei dati, gli alloggi e l’istruzione, la sanità (spinta per ridurre i prezzi dei medicinali), l’e-commerce anche se il consumatore non dovrebbe essere toccato più di tanto in quanto strategico per la crescita. Il Governo ha, secondo Amundi, l’obiettivo di indirizzare il denaro verso tematiche come la manifattura avanzata, la trasformazione verde e le infrastrutture, i semiconduttori; inoltre, quando le aziende private cresceranno troppo e diverranno troppo potenti è probabile entri in gioco l’intervento statale per porvi un freno, richiedendo anche maggiore responsabilità sociale. Tornando alle opportunità di investimento, sebbene il premio al rischio e la volatilità resteranno elevati ogni correzione di una certa entità viene vista da Amundi come occasione per rientrare sul mercato. Nel 2020 l'indice Csi300 large cap è salito del 27% rispetto al 16,3% per l'S&P 500, successivamente alcune società cinesi off-shore hanno perso miliardi di dollari in poche sessioni di trading a fine luglio quando altri indici azionari registravano nuovi massimi storici. Entro un paio di anni il delisting delle strutture Adr e Vie sembra inevitabile, e tutto sommato la guerra commerciale iniziata da Trump è probabile si evolva in una guerra finanziaria sotto l'amministrazione Biden. Energia pulita e biotech sono due settori oggi ben visti da Amundi, la prima in quanto potrebbe beneficiare dei piani della Cina per diventare carbon neutral entro il 2060, il secondo come industria fondamentale per il Governo cinese. A tal proposito l'indice Csi500 è uno dei benchmark che meglio rappresenta queste nuove tendenze. In merito alla crescita del Paese Amundi prevede che si attesterà a circa il 7,0% nel terzo trimestre e 5,0% nel quarto trimestre, prima di risalire al 5,5% nel 2022. 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