Nel report recentemente pubblicato da Amundi in merito alle caratteristiche dei prodotti smart beta a bassa volatilità si vuole mettere in luce in particolare quali settori sono in grado di muoversi meglio in un contesto di tassi di interesse al rialzo. La questione è di estrema attualità per via del mutamento in atto delle politiche monetarie globali, e la domanda principale è se l’attuale scenario dei tassi possa comportare una buona performance per le strategie low volatility, o se al contrario sia preferibile guardare altrove per ottimizzare i rendimenti attesi, anche a costo di posizionarsi su settori a maggior rischio. Nell’analisi realizzata dal tema quantitativo di Amundi AM si evidenzia così che alcuni settori azionari risultano intrinsecamente meno sensibili al rialzo dei tassi di interesse, come ad esempio i temi non ciclici, mentre le società caratterizzate da alti livelli di leva finanziaria recepiscono con più enfasi i movimenti dei rendimenti. E’ inoltre possibile, secondo Amundi, distinguere tra un movimento parallelo della curva dei tassi (livelli) associabile a pressioni inflazionistiche e un mutamento della curva (forma) ovvero un movimento non parallelo, associato a una attività economica robusta nel caso di steepening. Tra i settori che possono essere associati al contesto low volatilità spiccano i beni di consumo durevoli, i farmaceutici e le utilities; contrariamente ai temi finanziari, industriali, materiali di base e beni di consumo ciclici, in grado di amplificare il ciclo economico (temi ciclici). I settori ciclici sono quindi in grado di cogliere in pieno movimenti nella curva dei tassi, tanto in termini di livelli che di forma. Mentre le aziende con maggior leva finanziaria approfittano più di un movimento dei tassi in termini di livelli (spostamento parallelo dell’intera curva). E’ quindi possibile stimare la sensitività di ogni settore ai movimenti dei tassi di interesse, tramite un’analisi di regressione di lungo termine. Ne scaturisce, come è visibile nel grafico in pagina, che le aziende che sono impattate da un movimento i termini di livelli sono mediamente compite anche da una mutamento della forma della curva, tranne nel caso degli industriali per i quali l’impatto non è uniforme. In media, le aziende di tipo ciclico sono le più esposte a un aumento dei tassi, mentre le società di natura difensive soffrono durante una fase di risalita dei rendimenti. Il settore più scorrelato rispetto alle oscillazioni dei tassi di interesse è quello energetico, in quanto molto dipendente dai prezzi delle commodities associate. In merito alla forma della curva, i settori health care, utilities e beni di consumo durevoli sono i meno promettenti in un contesto di tassi al rialzo, ma lo svantaggio permane anche in caso di movimento parallelo sui diversi nodi delle yield curves. Ne consegue che una strategia low volatility, esposta tipicamente ai settori dalle caratteristiche più difensive, tende quindi a sottoperformare il mercato in uno scenario di tassi al rialzo. Al contrario, avere in portafoglio i settori più volatili può portare a notevoli vantaggi in un contesto caratterizzato da tassi al rialzo e buona crescita dell’economia, in particolare per (in ordine decrescente) materiali di base, IT, beni di consumo ciclici, immobiliare, finanziari. La conclusione è che sovrappesare i settori e le strategie a bassa volatilità può essere un buon modo per generare performance all’interno di un ciclo economico completo, a costo però di incassare meno rendimento durante una fase espansiva del ciclo. La fotografia aggiuntiva che si estrae dall’analisi delle correlazioni storiche tende a evidenziare quale è il legame dei specifici settori rispetto al trend comune. Il livello più basso di sensitività rispetto al mercato è espresso dalle utilities (0,41), seguita dallo 0,61 dell’energia. A cascata le telecomunicazioni (0,64) e l’health care (0,67). Tra i temi più sensibili spiccano invece gli industriali, i beni di consumo ciclici e i finanziari. (Riproduzione riservata)