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L’India ad un bivio

Milano Finanza - Numero 003 pag. 34 del 04/01/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

L&G IM mantiene una view costruttiva sull’azionario indiano, ma la volatilità è destinata a salire sulla scia della crescita che si sgonfia

 

Volatilità ma ancora opportunità, così possono essere riassunte le aspettative del team Global Emerging Markets di L&G IM in merito all’azionario indiano nel 2020. Una serie di fattori continua a fungere da catalizzatore positivo per questo mercato asiatico, ma alcune preoccupazioni permangono e dovrebbero portare a maggior volatilità rispetto agli anni passati. La società di investimento mantiene in ogni caso la sua view positiva su questo sottostante di nicchia. Lo stress evidenziato internamente in merito allo scado banking bancario, comune ad altri colossi asiatici, è sotto controllo e il primo ministro Modi ha tuttora a disposizione una serie di elementi per supportare le riforme già avviate. Tra gli elementi maggiormente a sostegno del giudizio positivo sull’azionario indiano spiccano i fondamentali del Paese: la popolazione è giovane, il mercato interno è enorme e gode di grandi potenzialità, il sistema economico locale sta uscendo lentamente da una situazione di bassi salari. Inoltre l’India presenta minori rischi macroeconomici rispetto ad altri Paese emergenti, più vulnerabili. L’inflazione è sotto controllo, la crescita del credito è positiva ma non a livelli preoccupanti, il debito pubblico è contenuto, le riserve di divisa estere sono considerevoli. Interessante notare che il modello proprietario adottato da L&G IM per assegnare rating creditizi esprime attualmente (ma è così da diversi anni) un giudizio più elevato rispetto al valore medio delle classiche agenzie di rating: ovvero A- anziché BBB-, ampliamente in territorio investment grade. Non da ultimo, il mandato dell’attuale governo è indirizzato a favore di un ulteriore sviluppo delle riforme, in grado sulla carta di dare slancio al Paese. Modi viene da molti considerato come il politico con le maggior potenzialità dal periodo di Indira Gandhi, grazie ad un ampio controllo della camera. Tra le principali riforme adottate si segnalano ad esempio la revisione delle tasse sui consumi e le ricapitalizzazioni bancarie. Recentemente i timori in merito alla solidità del sistema economico sono stati messi in dubbio da eventi come il fallimento di una grossa realtà finanziaria non bancaria con annesse conseguenze a cascata sul sentiment, anche per via della riduzione forzata dall’attività di prestiti applicati dalle istituzioni non bancarie, che valgono circa il 25% dell’intero credito concesso localmente. L’economia indiana ha incassato il contraccolpo, scivolando in termini di crescita rispetto agli anni precedenti. Le stime di crescita si sono fermate a fine estate ad un tendenziale 5%, rispetto al 7,5% del 2018, ed è probabile che a fino anno verranno confermate. La produzione industriale a sua volta è in calo del 7% negli ultimi mesi, il più evidente scivolone dal 2012. Questo sta a sua volta appesantendo il deficit di bilancio statale, attorno all’8% del Pil, e alimentando il debito che è prossimo al 70% del Pil. In merito a quest’ultimo elemento si segnala però che buona parte del debito è in valuta locale e detenuto da investitori domestici, e quindi meno soggetto a problematiche di mercato. Altre nubi si intravedono nella difficoltà del secondo mandato di Modi di portare avanti le riforme. Le tensioni sul Kashmir hanno preso il sopravvento sulle questioni economiche, e la promessa di ricostruire il tempio di Ram sopra i resti di una moschea potrebbe innescare nuove criticità in termini sociali. Tenendo conto di tutti questi elementi, spesso contrastanti tra loro, L&G IM mantiene una view costruttiva sull’India, segnalando una volatilità attesa più elevate rispetto agli anni precedenti. (riproduzione riservata)

 

 



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