
Nel recente weekly Market Update redatto da State Street, si evincono considerazioni utili in merito a dove stanno andando l’economia statunitense e la Fed, con implicazioni sulle scelte di portafoglio. Nonostante il taglio di 50 punti base da poco applicato dalla banca centrale, permangono i timori che la Fed sia “in ritardo sulla curva” e che possa aver mantenuto la politica restrittiva troppo a lungo. State Street esamina l'evidenza storica tra la relazione dei Fed Funds e la crescita nominale, calcolata come tasso di crescita del PIL reale (%) + Core PCE (%).
Come evidenziato dal grafico, tutte le recessioni dagli anni '70 in poi sono state precedute o hanno coinciso con l'aumento/mantenimento dei tassi di interesse da parte della Fed al di sopra del tasso di crescita nominale. In sostanza, i tassi di interesse superiori al tasso di crescita si sono rivelati un ambiente difficile: a parte gli anni '90, la continua espansione economica ha richiesto che il tasso dei Fed Funds fosse inferiore al tasso di crescita nominale. Ma oggi, con la moderazione dell'inflazione e il ritorno della crescita, i tassi Usa si stanno avvicinando solo ora alla crescita del Pil; considerando il taglio già applicato e gli altri a venire, unitamente al fatto che la Fed di Atlanta indica una solida crescita del PIL nel 3° trimestre (>5%), ci sono le condizioni per un atterraggio morbido.
TASSI E PIL

Ne consegue che i tassi potrebbero rimanere sotto la crescita dell’economia. Anche se un ulteriore peggioramento sul fronte dell'occupazione potrebbe danneggiare i consumi e richiedere alla Fed un maggiore sostegno politico. Tornando agli Stati Uniti, la curva di Beveridge (o Curva della Disoccupazione Vacante) mostra peraltro che il lavoro non è più un punto di forza. Gli spostamenti della curva sono un'indicazione dei cambiamenti ciclici dell'economia e uno spostamento verso destra (sugli assi cartesiani) indica problemi strutturali nel mercato del lavoro; al contrario, uno spostamento verso sinistra indica una maggiore efficienza dei lavoratori.
E se nel marzo del 2022 i livelli di disoccupazione erano bassi (3,6%) e i tassi di posti di lavoro vacanti erano alti, nell'agosto 2024 il numero di posti di lavoro vacanti è sceso a 8 milioni e il tasso di disoccupazione è salito sino al 4,2%; segnalando un chiaro rallentamento dell'economia. Dato che i mercati stanno valutando una maggiore probabilità di atterraggio morbido per l’economia, gli analisti di State Street preferiscono mantenere esposizione sui bond in termini di duration piuttosto che ricercare valore nel credito, mentre restano cauti nei settori a maggiore spread.
Francesco Lomartire, Responsabile per il Sud Europa di Spdr, segnala che “sin dagli anni 70 la correlazione tra azioni e bond è altamente dipendente dal regime inflazionistico in vigore. I regimi ad alta inflazione sono spesso associati a correlazione positiva tra azioni e bond, mentre avviene il contrario con bassa inflazione. Nello scenario attuale, di riduzione dei tassi da parte della Fed, coerente con un regime di inflazione bassa, l’attesa è che le proprietà di diversificazione tra le due asset class ritornino, in altre parole il rally congiunto tra azioni e bond potrebbe non durare.
Considerato il posizionamento elevato degli investitori a lungo termine sulle azioni, a svantaggio dei bond, ci aspettiamo che questo gap di allocazione, attualmente al 25%, si riduca durante una fase di riduzione dei tassi da parte della Fed come già avvenuto in precedenti periodi di tagli”. Tra i prodotti Spdr, l’Etf Spdr Global Aggregate o il Spdr Us treasury 10+ potrebbero essere adatti per cavalcare gli scenari sopra descritti. (riproduzione riservata)