Il mercato obbligazionario degli Etf è in pieno sviluppo e vale 317 miliardi e 1472 miliardi di dollari in Europa e a livello globale, sebbene i sottostanti azionari rappresentino ancora i tre quarti del mercato mondiale dei prodotti indicizzati. Gli indici obbligazionari sono generalmente costruiti su un universo di investimento molto più ampio di quello azionario, molti dei quali scarsamente liquidi. Inoltre, contrariamente alle azioni, la maggioranza delle obbligazioni non sono scambiate in Borsa in tempo reale ma in circuiti privati tra istituzionali. Questi fattori spiegano per Sabrina Principi -responsabile ETF & Index Solutions di Bnpp AM- i quasi dieci anni di ritardo tra il primo Etf azionario e il primo Etf di natura obbligazionaria. La liquidità è un aspetto cruciale per il prodotto Etf, ed è garantita dai diversi attori del mercato. Gli Etf facilitano l'investimento in un'ampia gamma di obbligazioni, come le obbligazioni di Paesi emergenti o le obbligazioni societarie ad alto rating e di tipo high yield, e proprio la liquidità – un aspetto critico per ordini di grandi dimensioni- rimane il principale motivo di acquisto nel contesto degli Etf obbligazionari. Basti pensare che numerose singole emissioni obbligazionarie necessitano di investimenti minimi di 50 o 100 mila euro, rispetto agli Etf dove è possibile investire anche poche centinaia di euro prendendo posizione su centinaia di sottostanti con un unico click. E la facilità di negoziazione è l’altro punto di forza, grazie alla presenza costante dei market maker. E anche durante la crisi del Covid-19 di inizio 2020 gli Etf obbligazionari hanno dimostrato un'eccellente capacità di resistere alle turbolenze. Anzi gli investitori, secondo Principi, hanno in tale periodo fatto ancora più ricorso agli Etf obbligazionari rispetto ai titoli sottostanti, grazie ad una reattività del prezzo in Borsa in grado di riflettere in modo immediato il reale valore del sottostante; a differenza di molte singole obbligazioni che non potevano essere negoziate o ove possibile lo erano con spread denaro-lettera molto sfavorevole. Peraltro, il mercato obbligazionario mondiale è circa tre volte più grande del mercato azionario, e questo apre grandi prospettive per l’industria passiva degli Etf in questa asset class. In Europa ci sono a disposizione circa 450 Etf obbligazionari, di cui il 30% mira a sottostanti societari, il 28% alle obbligazioni sovrane, il 14% ai mercati emergenti. Quest’ultima categoria ha registrato i maggiori afflussi netti dall'inizio del 2021, con 3,8 miliardi di dollari in ingresso, e livello mondiale il patrimonio aggregato degli Etf su indici obbligazionari societari supera quello dei prodotti indicizzati che guardano ai bond sovrani. Anche il costo e la semplicità possono essere fattori favorevoli per gli Etf obbligazionari in quanto l'acquisto di un fondo indicizzato consente di limitare i costi di transazione rispetto all'acquisto di un paniere di diverse centinaia o addirittura diverse migliaia di titoli sul mercato, nell'ambito di una negoziazione di borsa continua, organizzata e regolamentata. Ed il contesto degli Etf obbligazionari è stato a sua volta travolto dalla svolta Esg, domanda che ha favorito la diffusione degli Etf obbligazionari Esg/Sri. BNP Paribas Am, conclude Principi, ha rafforzato negli ultimi due anni la sua offerta di Etf obbligazionari Esg o Sri, e la gamma è stata recentemente arricchita da Etf su indici high yield Sri e su indici Esg di emittenti sovrani per la zona euro e i Paesi emergenti. Il grafico in pagina evidenzia l'andamento dell'Etf Bnp Euro Corp. Bond SRI. (riproduzione riservata)