JP Morgan ha da poco esordito a piazza Affari attraverso gli Etf, e in termini di ricerca sono numerosi gli spunti che arrivano dall’asset management della società. Nel recente approfondimento curato dal global strategist David Kelly si sottolineano i driver dei mercati negli ultimi mesi, offrendo spunti per la parte rimanente del 2018 e il 2019. L’esperto sottolinea che la dura lotta tra orsi e tori evidenziata nel primo trimestre ha alta probabilità di riproporsi, per via di fattori contrapposti che saranno presenti anche in futuro. In primis, per gli Usa, il beneficio derivante dalla riforma fiscale, bilanciato però da tassi di interesse in aumento. La crescita economica degli Usa continua a fare da volano positivo, grazie ad una crescita del 2,6% a fine 2017 con valore atteso del 2,9% anno su anno per il primo trimestre 2018. Questo valore dovrebbe consolidarsi durante tutto il 2018 e forse nella prima parte del 2019, per poi iniziare a scendere. Al tempo stesso però il sistema soffre in termini di offerta, con un incremento dell’1,6% nel numero di lavoratori e dell’1,3% in termini di output prodotto. Questo dovrebbe riflettersi in un calo della crescita a partire dai primi mesi del 2019. In merito alle mosse della Fed, il target dell’inflazione al 2% potrebbe essere presto raggiunto, per poi crescere gradualmente. C’è infatti scarsa pressione sui salari, con l’inflazione spinta principalmente dal recupero di oltre il 20% dei prezzi del petrolio e dalla marcata debolezza del dollaro Usa. La Fed continuerà il percorso rialzista dei tassi, affiancato dalla normalizzazione annunciata di BCE e BoJ. Per quanto riguarda l’azionario, la battaglia è tra le valutazioni e la crescita degli utili. In merito al primo fattore le notizie non sono negative, in quanto il P/e atteso dell’S&P500 si colloca a 16,4, appena oltre il 16,1 che rappresenta la media degli ultimi 25 anni. Negli ultimi mesi inoltre il ridimensionamento dell’S&P500 si è collocato al 6% circa, mentre il multiplo è sceso del 12%, grazie alle revisioni al rialzo degli utili applicate dagli analisti, a loro volte derivate dalle stime di impatto della riforma fiscale. Un elemento critico è però rappresentato dalla crescita attesa dei margini, che a partire dal prossimo anno diventerà sfidante anche per via dei tassi di interesse in costante rialzo e per il Gdp che svolterà lentamente al ribasso. Importante in tal senso mantenere un’esposizione ai titoli e ai settori in grado di muoversi meglio in un simile contesto. L’azionario internazionale infine dovrebbe battere nei prossimi anni, in termini di rendimenti, del mercato Usa, grazie a un mix di fattori. L’economia globale mantiene una solida crescita, il dollaro potrebbe indebolirsi ulteriormente per via dell’ampliamento atteso del deficit commerciale e di bilancio federale, ma le azioni internazionali evidenziano anche dividendi più elevati rispetto agli Usa e multipli più a buon mercato. Sarebbe opportuno approcciare di riflesso i listini attraverso strategie a minor volatilità, ad esempio affiancando posizioni short sugli indici azionari al portafoglio azionario o acquistando quote di bond di alta qualità. All’interno della rosa di prodotti passivi attualmente offerti dall’asset manager americano e disponibili a piazza Affari si possono segnalare gli Etf JPM Equity long-short e JPM Managed futures; entrambi sono caratterizzati da strategie decorrelate dall’andamento dei mercati globali, dove il secondo prodotto presenta un livello di rischiosità più elevata rispetto all’Etf long-short, anche se il primo può anche fare scommesse più decise al ribasso. (riproduzione riservata)