
Negli ultimi anni, il tema del debito pubblico è tornato al centro dell’attenzione degli investitori. Livelli sempre più elevati di indebitamento nei Paesi sviluppati – Stati Uniti in primis – rischiano infatti di limitare la capacità dei governi di reagire alle future crisi economiche, creando nuove fonti di incertezza. In un contesto simile, la tradizionale diversificazione potrebbe non essere più sufficiente: occorre ampliare gli strumenti utilizzati per proteggere il portafoglio da inflazione, volatilità e shock inattesi.
In una recente analisi, Fidelity mette in evidenza che per oltre un decennio la diversificazione è sembrata un’assicurazione quasi inutile, soprattutto negli Stati Uniti. L’indice S&P 500 ha registrato rendimenti annualizzati vicini al 15% negli ultimi dieci anni, mentre azioni non americane e obbligazioni statunitensi hanno offerto performance inferiori. Questo divario così marcato ha indotto molti investitori a sottovalutare l’importanza di avere in portafoglio asset a bassa correlazione tra loro. Ma il fatto che non si sia verificata una forte crisi nell’ultimo periodo non garantisce che non possa verificarsi in quello successivo.
Le dinamiche economiche stanno infatti cambiando, e la ricerca del team di Asset Allocation di Fidelity evidenzia come il debito pubblico americano – cresciuto dopo la crisi finanziaria globale e ulteriormente esploso durante la pandemia – stia iniziando a generare pressioni strutturali. L’aumento dei tassi d’interesse dal 2022 ha fatto crescere il costo di finanziamento del debito, che nel 2024 ha superato per la prima volta la spesa per la difesa. La traiettoria non sembra destinata a invertirsi: secondo il Congressional Budget Office, gli interessi assorbiranno una quota sempre maggiore del bilancio federale nei prossimi anni, rendendo difficile contenere il debito con soli tagli alla spesa discrezionale.
Il problema non riguarda solo gli Stati Uniti. Sei Paesi del G7 registrano già rapporti debito/pil prossimi o superiori al 100%. In molti casi, tassi d’interesse più elevati e crescita economica più debole stanno aggravando situazioni che erano già delicate.
Ma perché tutto ciò dovrebbe preoccupare gli investitori? I canali attraverso cui un debito elevato può aumentare la volatilità sono diversi. Anzitutto, prosegue Fidelity, la Federal Reserve potrebbe trovarsi sotto pressione per mantenere artificialmente bassi i tassi, al fine di consentire al governo di finanziare il debito. Questo, però, può alimentare inflazione nel lungo periodo. Inoltre, margini di manovra più ristretti potrebbero ridurre la capacità di stimolare l’economia durante future recessioni. Anche il mercato dei Treasury potrebbe diventare più instabile man mano che il Tesoro sarà costretto a emettere più titoli, con potenziali impatti su azioni e credito.
Alla luce di queste incertezze, la soluzione non è abbandonare i mercati finanziari o accumulare liquidità. Storicamente, la liquidità ha protetto poco dall’inflazione, mentre le economie hanno sempre dimostrato una sorprendente capacità di recupero. La risposta sta piuttosto nel diversificare la meglio, integrando nel portafoglio strumenti che reagiscono in modo diverso ai cambiamenti economici.
La nuova diversificazione non implica rinunciare a titoli azionari o obbligazionari, che restano fondamentali, ma significa ampliare lo spettro degli investimenti. Le azioni internazionali, ad esempio, possono trarre vantaggio da un dollaro debole, dinamica che nel 2025 ha sostenuto i guadagni dei mercati esteri. I Treasury Inflation-Protected Securities (Tips) offrono una protezione diretta dal rischio di inflazione inattesa, mentre gli investimenti alternativi – come real asset, materie prime, infrastrutture o private markets – possono contribuire a mitigare specifici shock economici.
Tra gli asset reali, immobili e infrastrutture si sono storicamente comportati bene in contesti inflazionistici: quando aumentano i prezzi al consumo, aumenta spesso anche il valore degli asset tangibili. Le materie prime, a loro volta, tendono a beneficiare dei cicli inflattivi poiché i prezzi delle risorse energetiche o industriali reagiscono rapidamente alle pressioni sui costi.
Naturalmente, gli investimenti alternativi presentano rischi particolari: minore liquidità, maggiore complessità e serie storiche più brevi. Per questo, molte società di gestione suggeriscono solo piccole allocazioni, spesso ricavate da una riduzione della quota obbligazionaria tradizionale. In un portafoglio bilanciato 60/40, ad esempio, un’esposizione del 5–6% a Tips, real asset, high yield o materie prime può migliorare la resilienza complessiva senza alterare eccessivamente il profilo di rischio. Ciò che gli investitori possono fare, conclude Fidelity, è costruire un piano robusto, predisposto ad affrontare scenari differenti, e una diversificazione più ampia e consapevole può diventare un valido strumento in tal senso. (riproduzione riservata)