Il mercato europeo degli Etf continua ad essere in gran forma. Ne è convinta Robyn Laidlaw, Head of Distribution Vanguard Europe, che segnala a Milano Finanza come nei primi nove mesi del 2022 la raccolta netta nel Vecchio continente è stata positiva per 52,2 miliardi di euro (dati Refinitiv), nonostante il difficile contesto globale e di mercato. A settembre si sono registrati deflussi pari a 3,9 miliardi di euro, ma l’esperto vede prospettive tuttora positive per l’industria dei replicanti, considerata anche la maggiore fiducia maturata dagli investitori nell’utilizzo di questi strumenti. Nell’ambito degli Etf azionari, la crescita ha interessato in particolare modo le scelte globali, il cui peso per gli Etf azionari in Europa è salito al 35%. I fondi aperti, al contrario, hanno registrato deflussi per 384,9 miliardi di euro nei primi 9 mesi dell’anno. In merito all’evoluzione dell’industria, un'ampia gamma di Etf Esg è ora disponibile agli investitori, ma nel tempo gli investimenti Esg hanno assunto tra gli stessi investitori significati diversi e nella scelta di un prodotto Esg è diventato fondamentale, prosegue Laidlaw, stabilire innanzitutto gli obiettivi di investimento, per poter valutare le opzioni disponibili.
Venendo alle ambizioni di Vanguard, l’obiettivo resta proporre strumenti a basso costo, diversificati a livello globale, ideali building blocks nell’ambito dei portafogli con un orizzonte temporale di lungo periodo. Ad esempio, con Vanguard LifeStrategy, la gamma di Etf multi-asset composta da portafogli di investimento che a loro volta investono in Etf di Vanguard, vengono offerti ai consulenti finanziari italiani strumenti di asset allocation che permettono loro di avere più tempo a disposizione per le relazioni con i clienti; si è infatti ottenuto un ottimo riscontro a livello di raccolta. Vanguard continua a considerare strategico il canale dei consulenti finanziari, che in questi ultimi anni hanno capito l’importanza dell’inserimento di strumenti semplici, diversificati e a basso costo come gli Etf nei portafogli dei propri clienti.
In Italia le potenzialità di crescita del mercato degli Etf restano ancora molto elevate. Dopo i primi listing del 2019, Vanguard ha iniziato un percorso per presidiare in modo importante il mondo della consulenza finanziaria, proponendosi non solo come fornitore di soluzioni ma anche come partner in grado di dare supporto per la costruzione di portafogli coerenti con il profilo di rischio e gli obiettivi dei propri clienti. Per esempio, in Italia è stato lanciato Vanguard 360, una piattaforma ricca di contenuti e tools pensati per supportare concretamente il consulente nella propria attività, con l’obiettivo di migliorare la qualità della proposta risparmiando tempo e riducendo potenzialmente. Costante è il dialogo con intermediari per spingere un maggior utilizzo di prodotti passivi in contenitori come le unit linked e le gestioni patrimoniali, per rendere più efficienti in termini di costi queste soluzioni. E’ già consolidata la partnership con Banca Widiba e di recente si è iniziato un percorso con Banca Aletti, e l’apertura della sede milanese lo scorso anno testimonia la fiducia nel mercato italiano. E il recente accordo con Gimmy5, piattaforma retail dove sono disponibili due fondi costruiti principalmente con Etf e fondi indicizzati Vanguard ESG, contribuisce alla democratizzazione degli investimenti, continua Laidlaw. Gli investimenti devono essere aperti a tutti e non solo agli istituzionali, in modo che l’utente finale possa avere il miglior prodotto al miglior prezzo, senza conflitti di interesse. Considerando la volatilità dei mercati, il terreno di gioco potrebbe essere più favorevole alle gestioni attive che agli Etf ma, conclude Laidlaw, le evidenze suggeriscono come i fondi attivi, a causa dei costi elevati, nel lungo periodo abbiano una maggiore probabilità di sottoperformare i mercati. Ciò spiega il motivo della crescita significativa che i fondi indicizzati a basso costo hanno avuto. L’unico elemento certo in un investimento è il costo e ogni euro in più che si paga come commissioni si traduce in un euro in meno di performance. Il rendimento lo fa il mercato. (riproduzione riservata)