Le turbolenze dei mercati non sembrano impattare sul trend di fondo della crescita degli strumenti passivi, e l’industria Etf continua a godere di venti di coda favorevoli. Ne è convinto anche Nik Bienkowski, co-fondatore e co-CEO di HANetf, la prima piattaforma indipendente white label di ETF Ucits in Europa che è approdata una paio di settimane fa anche su ETFplus di Borsa Italiana. Per quanto riguarda i flussi e i segnali sulle principali asset class investibili spicca la volatilità innescata dai numerosi eventi delle ultime settimane. Le elezioni politiche in Brasile e le risposte del suo mercato azionario, la gestione della Brexit e la sterlina, il dollaro e i mercati emergenti, l’Italia e la solidità dell’Unione Europea, hanno determinato importanti flussi in entrata e in uscita negli ultimi mesi, espressioni transitorie e cangianti di scommesse implementati dagli investitori legate alle criticità prima evidenziate. Numerosi investitori vogliono però trascendere da tali dinamiche di brevissimo termine, e dormire sonni tranquilli non popolati dalle mosse della FED o dalle dichiarazioni dei politici italiani, che in un sol colpo possono bruciare i risparmi accumulati a fatica negli anni precedenti. In tal senso si guarda a punti di vista più ampi finalizzati a cogliere movimenti di larga scala di attivi, anche attraverso diverse modalità e strutture di investimento. Bienkowski evidenzia in particolare il successo negli ultimi anni degli Etf tematici, che lascia comprendere quanto sia ancora limitata l’offerta disponibile all’investitore europeo, rispetto all’offerta di gran lunga maggiore nel mercato statunitense. In Europa il numero di emittenti è sempre stato esiguo e, come in un gioco delle sedie, le poche aziende indipendenti che non avessero alle spalle grandi asset manager o istituti bancari sono state acquisite appena la musica si interrompeva. La musica in questa allegoria rappresenta la crescita o la profittabilità di protagonisti in questo mercato che non hanno saputo sviluppare le competenze al loro interno per approfondire tematiche o strategie che fossero loro proprie e caratterizzanti. Le alte barriere di ingresso al mercato europeo hanno permesso a questo oligopolio di sopravvivere, anzi di prosperare, e chiuso le porte a piccole boutique ed eccellenze nell’asset management molto specializzate che altrove si sono appoggiate a strutture white label dinamiche e flessibili per offrire agli investitori magari solo cinque Etf ma molto focalizzati su un tema. Ad esempio, negli Stati Uniti, Krane Shares e il suo costante lavoro di ricerca sulla Cina compiuto per supportare un’offerta di meno di dieci Etf con un team di specialisti molto ristretto. Oggi gli investitori chiedono un accesso semplice ed efficiente a nuove tecnologie, nuove industrie e grandi cambiamenti sociali ed economici che intuiscono e vogliono catturare. In questo contesto si calano i recenti listing di HANetf su Borsa Italiana, in collaborazione con GinsGlobal (prodotti iper-specializzati in tecnologie rivoluzionarie) e BigTree Capital (focalizzato sui consumi online dei mercati emergenti). In futuro HANetf vede una ulteriore polarizzazione di questo mercato: i grandi emittenti ad offrire i blocchi core per la costruzione di un portafoglio a un costo inesistente, e i piccoli ad offrire esposizioni settoriali e tematiche che rispondano a visioni o esigenze molto specifiche. Tutto ciò che sta nel mezzo sembra destinato a scomparire. In Italia e in Europa gli Etf stanno erodendo sempre più quote di mercato ai fondi tradizionali, ma questo non significa che gli investitori necessariamente prediligano strategie passive. Vorranno probabilmente affiancare l'esposizione attiva offerta dai fondi comuni a strategie passive. La storica diatriba attivo contro passivo è dunque già superata, dove l’Etf è considerabile semplicemente un contenitore efficiente, liquido e più flessibile. (riproduzione riservata)