L’eterna diatriba tra la gestione attiva – fondi e gestioni patrimoniali- e passiva – Etf che replicano indici di mercato- non è mai morta, e saltuariamente si rivitalizza e recentemente si è inasprita in merito ai possibili rischi legati a uno strumento finanziario relativamente giovane che è cresciuto in modo enorme, come masse, in poco tempo. iShares, attraverso la società controllante BlackRock, ha recentemente pubblicato uno studio che mette i puntini sulle i in merito ai vantaggi e soprattutto alle criticità legate all’investimento attraverso prodotti passivi. Nonostante la crescente popolarità, la dimensione degli investimenti indicizzati è infatti ancora relativamente contenuta. Complessivamente il patrimonio degli investimenti indicizzati (includendo anche mandati istituzionali non ricompresi nei dati dei fondi comuni e Etf) rappresenta meno del 20% del mercato azionario globale. I fondi indice, congiuntamente agli Etf, pesano per poco più del 12% dell’universo azionario statunitense e 7% dell’azionario globale. In questo senso è assai difficile che lo strumento Etf di per se sia in grado di distorcere il mercato, creare bolle o esasperare fasi di mercato ribassiste. Il trading associato all’index investing conta inoltre marginalmente rispetto al controvalore dell’azionario cash: per ogni dollaro negoziato sull’azionario Usa dai fondi passivi, si affiancano circa 22 dollari gestiti tramite la gestione attiva. I flussi degli investimenti verso le diverse asset class e settori risultano comunque guidati dalle decisioni di asset allocation degli investitori, non dall’appeal di certi prodotti o stili di investimento. Seppur l’investimento indicizzato abbia un ruolo attivo, l’evoluzione del processo di formazione del prezzo è tuttora dominato dagli investitori che adottano l’approccio della selezione dei titoli. In sostanza, per Blackrock, i prodotti di investimento non sono altro che strumenti per implementare scelte individuali di asset allocation da parte degli asset owners. Nel caso di totale assenza dei fondi indicizzati, gli stessi attori troverebbero comunque il modo di concretizzare le intenzioni di posizionarsi sulle differenti asset class, attraverso altri strumenti di investimento come l’azionario diretto o i fondi. Gli accademici continuano a studiare l’impatto dell’investimento indicizzato sul mercato e gli effetti sui consumatori, proponendo anche misure regolamentari restrittive. BlackRock ritiene però che queste teorie siano basate su convinzioni errate e che non forniscano spiegazioni realistiche, anche poiché focalizzate su dati statisticamente poco significativi in quanto l’industria Etf è giovane. Concetto ribadito anche da Stephen Cohen, Head of EMEA iShares, il quale specifica che il contesto fixed income vale oggi il doppio rispetto all’azionario, ma sono necessari strumenti più efficienti rispetto alla scelta di singoli sottostanti obbligazionari. Molti investitori ignorano però la varietà offerta dagli Etf in merito al contresto bond su specifici settori, e i fondi passivi rappresentano tuttora una minima parte del mondo fixed income (0,6%). In merito all’innovazione di prodotto, Cohen aggiunge che il factor investing sta trasformando l’industria dell’asset management e dell’allocazione di portafoglio, e i prodotti Smart beta permettono di effettuare scelte più efficienti in tal senso. Interesse crescente anche per il Socially responsible investing e i fondi tematici, in particolare invecchiamento della popolazione, healthcare, robotica e digitalizzazione. Infine, parlando di scenari di mercato, Cohen resta favorevole a asset denominati in dollari, sulla scia delle politiche monetarie, US e european credit nonchè attività a tasso variabile in dollari. Anche i bond emergenti mantengono elevato appeal, come i TIPS americani. (riproduzione riservata)