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Industria Etf in evoluzione

Milano Finanza - Numero 128 pag. 42 del 29/06/2019

Milano Finanza Intelligence Unit

VanEck vede rosa sull’azionario cinese e su alcuni temi di nicchia tecnologici, segnalando che ci sono barriere all’ingresso nell’industria Etf

 

Jan van Eck propone a Milano Finanza il suo punto di vista in merito alle recenti evoluzioni dell’industria passiva. La selezione dei prodotti indicizzati targati VanEck non è rivolta esclusivamente a quanto accade sui mercati, ma si pone molta attenzione a ciò che succede a livello globale. Si tentano così di identificare i trend futuri, valutando l'impatto sui portafogli. Ad esempio, all'inizio degli anni '70 l'offerta di moneta negli Stati Uniti era strettamente legata all'inflazione e per questo motivo fu lanciato da VanEck il primo fondo che investiva in società aurifere, che a già compiuto 50 anni. Questo fondo ha beneficiato enormemente quando il dollaro si è sganciato dallo standard aureo. Il maggiore interrogativo oggi riguarda il ruolo della Cina a livello mondiale e il peso dei titoli cinesi nei portafogli globali. Dovrebbe essere intorno al 20%, una quota che riflette le dimensioni dell’economia e del mercato azionario, oppure inferiore. Jan van Eck crede a tal proposito che siano da preferire le aziende private in crescita, una quota ovviamente inferiore al 20% indicato. Ma il peso della Cina negli indici sta aumentando continuamente, un aspetto che dovrebbe far riflettere gli investitori, così come valutazioni sulla reale fase del ciclo economico cinese. Anche la tecnologia continua a modificare le nostre vite e le nostre attività. E alla luce di questi trend, di recente VanEck è stato tra i primi a richiedere autorizzazione alla Sec per un Etf sul bitcoin e ha lanciato negli Usa e in UK un Etf che investe negli eSports, forma moderna di intrattenimento. Jan van Eck si conferma inoltre molto soddisfatto del fatto che gli investitori continuino a essere interessati a esposizioni non legate a indici a capitalizzazione. Quasi tutti i prodotti targati VanEck hanno un approccio esclusivo, ad esempio l’Etf sull’azionario statunitense basato sull’analisi del wide moat si è più che raddoppiato quest’anno in termini di masse. Ma in Europa ci sono ancora alcuni ostacoli, come la negoziazione non così trasparente come negli Stati Uniti, dove tutte le negoziazioni avvengono in Borsa. In Europa, invece, la negoziazione degli Etf in Borsa è inferiore a un terzo dei volumi complessivi e gli investitori più piccoli devono di riflesso impegnarsi molto nella ricerca di liquidità e prezzi competitivi. Il secondo ostacolo è rappresentato per Jan van Eck da una sorta di reticenza da parte degli investitori che non hanno completamente abbracciato gli Etf, per differenti ragioni, cosa non presente negli Stati Uniti. Infine, l'industria degli Etf si sta ora avvicinando alla maturità con tassi di crescita più bassi e difficoltà per gli emittenti più piccoli a causa della concorrenza in termini di commissioni.  In questo quadro si inserisce l'acquisizione di Think ETF da parte di VanEck, ovvero accelerare la crescita del business dei prodotti Ucits, senza sovrapposizioni nelle strategie di investimento già offerte. Una dimensione minima è in effetti necessaria per avere un prodotto sostenibile, ma gli asset minimi variano in base all'Etf e all'emittente. Infine, anche per Jan van Eck il vero vincitore della fee war è chi investe in Etf, beneficiando di minori commissioni. Osserviamo però che questa concorrenza si concentra sugli Etf con le esposizioni più comuni, come l’azionario large cap e small cap Usa, e solo pochi emittenti sono in grado di combattere questa guerra grazie alle loro dimensioni. Questi operatori hanno però anche altri prodotti in grado di sostenere i costi dei loro Etf con prezzi aggressivi. Gli investitori devono comprendere che anche per questi emittenti è necessario trovare modi alternativi per generare ritorni su queste attività, ad esempio il prestito titoli. (riproduzione riservata)

 

 



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