
Secondo Franklin Templeton, come indicato nell’ultimo report Allocation Views, i temi macro si sono tutti spostati in una direzione più positiva nell’ultimo mese, e ciò è buona cosa per i mercati e gli investitori. La crescita è migliorata e si conferma il calo dell'inflazione a livello globale, tutti elementi che potrebbero essere sufficienti a giustificare le elevate valutazioni dei titoli azionari. Nell’attuale contesto di mercato, per l’asset manager, le azioni globali presentano un potenziale di performance più elevato rispetto ai bond, dove le aspettative di rendimento degli asset a reddito fisso di alta qualità restano più interessanti.
In particolare, a livello macro i consumatori si sono dimostrati molto resistenti e le sorprese economiche sono in aumento, con i rischi di recessione in diminuzione per alcune economie sviluppate, soprattutto gli Stati Uniti. I tassi di inflazione sono ormai vicini agli obiettivi delle banche centrali in molte aree, e tali progressi consentono ai responsabili politici di bilanciare gli obiettivi di crescita e inflazione, anche se la maggior parte delle banche centrali cercherà conferme nei dati di disinflazione prima di agire. Le pressioni salariali dovrebbero continuare a moderarsi, e l'inflazione del settore dei servizi probabilmente le seguirà, completando la disinflazione in Occidente. E un contesto macro in miglioramento è tipicamente associato a mercati forti, sostiene Franklin Templeton, il che spinge a orientarsi verso gli asset più rischiosi sebbene il livello di premio al rischio prezzato in questi asset non sia oggi generoso.
All'interno dei mercati azionari, le divergenze tra i fondamentali e le valutazioni rimangono ampie, come spesso accade. Permane una attrattiva relativa per i titoli tecnologici, soprattutto se ben posizionati per trarre di trarre vantaggio dal continuo entusiasmo per le prospettive dell'intelligenza artificiale. Ciò ha contribuito alla relativa forza relativa delle azioni statunitensi a maggiore capitalizzazione. Franklin Templeton mantiene una modesta inclinazione a favore delle azioni statunitensi, ma a queste preferisce maggiormente quelle dei mercati emergenti ex-Cina. Dove le prospettive di crescita degli utili sono anch'esse elevate ma oggi meno considerate. Mentre nell'euro la crescita degli utili potrebbe soccombere a causa dei continui aumenti salariali che non possono essere trasferiti ai consumatori con la stessa efficacia, in un contesto di indebolimento del potere di determinazione dei prezzi. La Cina si trova in una posizione economica difficile, in quanto il settore immobiliare è ancora debole.
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Anche i mercati obbligazionari riflettono alcune delle stesse tendenze e divergenze. Le solide prospettive societarie sostengono una preferenza per i titoli degli Stati Uniti e dei mercati emergenti. Il tema di politica monetaria sta diventando meno contrario ai mercati finanziari, in quanto la realtà dei tagli dei tassi in Occidente si sta avvicinando, è solo questione di timing. Il settore corporate investment-grade ha beneficiato di un'ampia liquidità e di livelli di utili che rendono più sostenibili carichi di debito elevati, ma ora è preferibile un orientamento leggermente più cauto.
Si mantiene, inoltre, un'esposizione selettiva ai titoli di Stato dei mercati emergenti, ma i titoli di Stato dei mercati sviluppati rimangono più attraenti. In vista dell’allentamento monetario, ha senso una duration più lunga. Il ciclo di riduzione dei tassi inizierà quest'anno e potrebbe essere sufficiente a sostenere gli asset più rischiosi, senza danneggiare al tempo stesso le obbligazioni. In termini di asset allocation, oltre alle preferenze azionarie prima indicate, l’asset manager suggerisce cautela sull’area pacifica ex Giappone, e in ambito obbligazionario rimane sottopesato sui bond giapponesi. (riproduzione riservata)