Nel recente Bond Compass rilasciato da State Street vengono analizzati gli scenari potenziali per il reddito fisso relativi al terzo trimestre 2019, sulla scia degli holdings e dei flussi netti che l’asset manager ha osservato nei mesi e nelle settimane precedenti. Se nei primi sei mesi dell’anno si sono osservate robuste performance da parte dell’asset class obbligazionaria, il terzo trimestre non dovrebbe garantire le stesse dinamiche ma piuttosto un consolidamento, per una serie di fattori. Osservando il posizionamento delle masse investite e dei flussi, importanti questi ultimi soprattutto per le performance dei mercati emergenti, si segnala una perdita di interesse da parte degli investitori, negli ultimi novanta giorni, verso i TIPS Usa e il segmento a breve della curva americana a tasso fisso, con una situazione diametralmente opposta per i Treasury a medio-lunga scadenza. Il ciclo dei tassi Usa ha invertito negli ultimi mesi, ma gli investitori hanno ridotto gli acquisti sul mercato secondario; ciò potrebbe significare che il mercato non è particolarmente convinto che gli attuali livelli nei rendimenti Usa a media scadenza si possano mantenere stabilmente sotto il 2%, nonostante l’azione della Fed sulla parte a breve della curva. Diversa la situazione per il contesto dell’area euro. Se la domanda di Treasury Usa è oggi vicina ai minimi dell’anno, quella relativa al debito governativo europeo è sui livelli massimi da cinque anni, sebbene il posizionamento degli asset sia sottotono per via dei rendimenti a scadenza negativi. I flussi in netto aumento, che potrebbero apparire paradossali considerando appunto gli yield negativi, sono supportati dalla aspettative di ulteriori mosse di allentamento monetario da parte della BCE, sulla scia di un contesto macroeconomico debole, a differenza dell’area Usa. In Germania l’inflazione core si avvicina all’1%, la metà del target, e nell’area euro ci sono pochi margini di inversione positiva del ciclo economico, con conseguenti scarsi margini di errore per chi si posiziona lungo di duration. In termini di singoli Paesi è l’Italia ad evidenziare il maggior ritorno di appetito per gli investitori, grazie ad un sostanziale sottopeso in portafoglio; evidentemente il mercato non ritiene che il Governo vada incontro ad una nuova escalation con l’Europa in merito alla nuova finanziaria, e i flussi a favore dei Btp si collocano così ai livelli massimi da cinque anni. Il sostegno della BCE, attraverso le recenti parole di Mario Draghi, offre un ulteriore scudo in tal senso. I Gilts restano invece in stand-by, in quanto la gestione della Brexit è tutt’altro che chiara ed ingloba eccessive incertezze. Lo scenario per il terzo trimestre resta moderatamente costruttivo infine per i mercati emergenti in valuta locale. Anche qui però scordiamoci performance in linea a quanto offerto nei mesi precedenti, derivanti dal crollo dei rendimenti e dal recupero delle divise locali. L’inflazione sta anche qui a livello aggregato decelerando, anche per via dei prezzi dell’energia in stabilizzazione, e le banche centrali locali dovrebbero avere margini per tagliare i tassi. I Paesi che sino ad oggi ne hanno beneficiato maggiormente sono Messico, Tailandia e Repubblica Ceca, ma in generale il sentiment resta positivo. (riproduzione riservata)