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Il remix corretto

16 marzo 2024, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

La strategia Vanguard LifeStrategy adotta ribilanciamenti non troppo frequenti, per ridurre la volatilità e mantenere il giusto mix azioni-bond

Il remix corretto

Si fa presto a dire multi-asset, ma i tecnicismi che stanno dietro questa forma di investimento sono tutt’altro che banali, anche nell’universo degli Etf. A partire da uno degli elementi distintivi di queste strategie, ovvero il ribilanciamento tra i vari componenti al fine di mantenere le asset class con un peso corretto rispetto al mandato originario. A tal proposito, Mohneet Dhir, Multi-Asset Product Specialist di Vanguard Europe, mette sotto i riflettori alcuni elementi spesso non considerati dagli investitori, ma importanti in quanto possono avere una grande influenza anche sulle performance dei prodotti.

Innanzitutto, il ribilanciamento utilizzato dal gestore deve riuscire ad assicurare che i portafogli restino allineati nel tempo al profilo di rischio desiderato, ma ci sono diversi tipi di ribilanciamento. Inoltre, l’attenzione ai costi, agli aspetti fiscali e la gestione dei flussi di cassa può aiutare ad accrescere il più possibile l’efficienza della riallocazione tra le diverse componenti del portafoglio multi-asset. Per Vanguard, questi elementi interessano in particolare i prodotti LifeStrategy, la gamma di Etf multi-asset declinati su diversi livelli di rischiosità. Che prevedono un’allocazione statica, dove resta fisso il rapporto fra azionario e obbligazionario globale (la ripartizione classica è 60/40, ovvero 60% di azionario e 40% di obbligazionario, ma sono disponibili anche altre combinazioni più o meno rischiose).

Per tali strategie, il ribilanciamento di portafoglio prevede che si vendano i titoli che hanno messo a segno la performance migliore in un dato periodo e si usino i proventi ricavati dalle vendite per investire nei titoli con performance meno brillante, nell’ottica di mantenere il mix desiderato di azionario e obbligazionario in portafoglio. Questo modo di operare favorisce la riduzione della volatilità di portafoglio, evitando disancoraggi del portafoglio dal mandato originario e aiutando gli investitori a mantenere la rotta sul lungo termine; se non si procedesse in questo modo, le differenti performance degli attivi che compongono il portafoglio possono progressivamente alterare il rapporto originario fra le componenti, accrescere notevolmente il rischio in portafoglio e allontanare dall’obiettivo di lungo termine della strategia.

Ad esempio, un portafoglio investito per il 60% in azionario globale e per il 40% in obbligazionario globale a fine 2003 che non fosse mai stato bilanciato avrebbe finito per avere una quota di azionario dell’80% a fine 2022, mentre il medesimo portafoglio ribilanciato alla fine di ogni trimestre avrebbe invece mantenuto intatto nel tempo il rapporto tra la componente azionaria e quella obbligazionaria nonché il profilo di rischio desiderato. Un portafoglio che non viene ribilanciato e si distanzia dall’allocazione originaria può essere più esposto ai ribassi dei mercati azionari e in ogni caso allontanarsi dall’obiettivo dell’investimento, prosegue Dhir.

La strategia di ribilanciamento a cadenza prestabilita è la regola più semplice, in quanto viene applicata indipendentemente dalla performance delle rispettive componenti del portafoglio. Un altro approccio applica, invece, il ribilanciamento solo quando si verifica uno scostamento di un determinata percentuale, ad esempio il 5%, rispetto all’asset allocation prestabilita, indipendentemente dalla tempistica. Oppure si può usare un mix delle strategie sopra indicate.

Solitamente, il ribilanciamento periodico è preferito da investitori con portafogli più ampi, mentre per chi detiene portafogli più piccoli potrebbe preferire una strategia a soglia. Infine, analisi di lungo termine hanno mostrato che, in periodi di elevata volatilità, una minore frequenza di ribilanciamento del portafoglio è più efficiente e riduce i costi rispetto ai ribilanciamenti trimestrali o mensili. Il ribilanciamento ottimale sembra essere quello che non avviene troppo di frequente, ad esempio mensilmente o trimestralmente, ma neppure troppo di rado.

Durante i periodi di maggiore volatilità del mercato, il ribilanciamento del portafoglio meno frequente, cioè annuale, è risultato più efficiente rispetto agli approcci, ad esempio trimestrali o mensili. Questo perché i costi di transazione tendono ad aumentare durante i periodi di volatilità, rendendo il ribilanciamento più costoso. Inoltre, un investitore potrebbe ribilanciare in una direzione e poi dover invertire la transazione perché il mercato ha subito una brusca oscillazione nella direzione opposta, cosa che può accadere durante i periodi di turbolenza, conclude Dhir. (riproduzione riservata)



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