
Rimane più che vivo il dibattito se si il caso di passare dalle mega caps alle capitalizzazioni inferiori, dopo i recenti forti movimenti avversi che hanno caratterizzato alcuni giganti della tecnologia. A tal proposito Michael Cembalest, Chairman of Market and Investment Strategy per Jp Morgan Am, mette in evidenza che dal 1930 al 2010 ci sono stati sei lunghi periodi di sovraperformance delle small cap rispetto alle large cap. Dal 2010, tuttavia, le small cap si trovano insieme ai titoli value e ai titoli non statunitensi nel conglomerato di strategie sottoperformanti. Ma se da un lato i fondamentali degli utili deludenti impediscono un periodo prolungato di sovraperformance rispetto alle large cap, dall'altro lato le azioni delle small cap si trovano ai livelli d valutazione molto bassi, con potenziali catalizzatori politici e di mercato a loro favore.
La crescita degli utili rimane più debole rispetto alla crescita delle large cap statunitensi, e questo non p un elemento a favore. Dopo il rapporto CPI di giugno, il Nasdaq è però sceso del 2%, mentre l'indice Russell 2000 Small Cap è salito del 3,6%, la più grande sovraperformance giornaliera delle small cap in oltre 40 anni. Si è trattato di un solo giorno e potrebbe riflettere lo svuotamento di posizioni molto radicate in un momento di forte divario di valutazione. Gli scarsi fondamentali delle small cap (in particolare i portafogli vicini al Russell 2000) potrebbero impedire alle small cap di realizzare il loro settimo periodo di sovraperformance sostenuta, ma per gli investitori diversificati che pensano alle azioni delle small cap le valutazioni odierne offrono il punto di ingresso più conveniente del 21° secolo.
In merito alla politica, Donald Trump ha poi accennato alla possibilità di aumentare i dazi sulla Cina e sul resto del mondo, cosa che di solito danneggia maggiormente i titoli a grande capitalizzazione, prosegue Cembalest. In caso di una seconda amministrazione Trump si potrebbero osservare dinamiche di valore relativo per le small cap, anche se in un momento di possibile calo dei mercati azionari statunitensi.
SMALL CAPS VS LARGE CAPS

Sotto il profilo finanziario, le piccole capitalizzazioni statunitensi presentano margini di free cash flow più bassi e un rendimento del capitale investito inferiore, oltre che una maggiore esposizione ai tassi rispetto alle large cap statunitensi. Circa il 70% del debito è in scadenza nei prossimi cinque anni, rispetto al 45% delle large cap; tutti elementi non a favore. Gli investitori in small cap possono attribuire gran parte della sottoperformance ai titoli tecnologici, che hanno registrato un forte ritardo rispetto al medesimo settore in ambito di maga cap: dal dicembre 2010, i titoli tecnologici a grande capitalizzazione hanno triplicato la performance di quelli a piccola capitalizzazione. Ma, di fatto, nessun settore delle small cap ha superato significativamente le large cap a partire dal 2010.
Le small caps Usa, però, sono oggi molto convenienti, guardando all’ultimo ventennio, e ciò potrebbe offrire un punto di ingresso interessante; sia considerando il p/e che il rendimento degli utili, le small cap appaiono a sconto. Cembalest segnala anche che mentre le small cap sono rimaste indietro rispetto alle large cap negli Stati Uniti, sono riuscite a sovraperformare nel resto del mondo. In particolare, la sottoperformance delle small cap rispetto alle large cap è stata pervasiva nei paesi sviluppati nell'ultimo decennio, ma non nell’ambito dei mercati emergenti.
In merito alla gestione attiva, per le small cap growth Usa l'alfa mediano dei gestori è stato positivo ma ha compensato solo il 30% circa della sottoperformance delle small cap, metre per lo stile value si è colmato gran parte del divario. A livello europeo e giapponese i gestori attivi sono, invece, riusciti a compensare non più del 15-20% del divario di performance, mentre nei mercati emergenti le small cap hanno sostanzialmente sovraperformato le large cap. Infine, le small cap si sono storicamente dimostrate una buona asset class di inizio ciclo, e una cattiva asset class di fine ciclo. Tendono, inoltre, a sovraperformare le large cap dopo le recessioni, conclude Cembalest. (riproduzione riservata)