Vanguard ha le idee molto chiare su come posizionarsi all’interno della vasta offerta europea dei prodotti passivi. Lo spiega bene, in esclusiva a Milano Finanza, Robyn Laidlaw, Head of Distribution di Vanguard Europe, che fa il punto sull’industria e sul posizionamento del brand a livello nazionale ed internazionale. Un elemento saliente che riassume la filosofia di Vanguard è “less is more”. Ci si riferisce all’affiancamento di due elementi chiave per il colosso degli investimenti a basso costo. Proprio l’elemento del costo bassissimo è un game changer, che ha permesso a Vanguard di superare in estate la soglia di 260 miliardi di euro in gestione a livello europeo. Ma il riferimento “less is more” ha a che fare anche con la segmentazione della gamma. Vanguard è convinta che sia inutile, da un certo punto di vista, frammentare eccessivamente l’offerta di prodotti passivi proponendo centinaia di mattoncini all’investitore. Building blocks che quest’ultimo dovrà poi analizzare, capire e ponderare in modo opportuno al fine di costruire un portafoglio confacente con i propri obiettivi di orizzonte temporale e rapporto rendimento-rischio desiderato: meglio offrire sottostanti molto diversificati che in un solo colpo permettono di mettere in portafoglio un numero impensabile di sottostanti per altri Etf.
Ad esempio, con l’Etf Vanguard Esg Global All Cap Ucits con un solo click si mettono in portafoglio oltre 7500 azioni mondiali (con filtri Esg), mentre con il prodotto Vanguard Global Aggregate Bond si mira a circa 25 mila bond, racchiusi in un solo paniere. E con la strategia LifeStrategy di Vanguard è possibile anche baypassare la problematica dell’asset allocation in quanto si tratta di Etf bilanciati con livelli crescenti di esposizione azionaria, in base ai desiderata in termini di rischio: ad esempio l’Etf Vanguard LifeStrategy 40% Equity mantiene stabilmente l’azionario al 40% del portafoglio, racchiudendo oltre 8000 sottostanti differenti tra azioni e obbligazioni. Cosa molto diversa dall’acquistare Etf, proposti da altre case, che possono inglobare qualche decina di azioni in quanto prodotti tematici, settoriali o basati su altri filtri quantitativi che portano ad avere indici molto concentrati. Proprio la gamma LifeStrategy, nata una decina di anni fa come fondo passivo negli ambienti anglosassoni, ha avuto molto successo presso i financial advisors ed è stata recentemente resa accessibile anche attraverso il veicolo Etf.
Vanguard punta anche a listare i prodotti sulle differenti piazze locali, in quanto l’esperienza suggerisce che gli investitori amano mettere in portafoglio Etf facilmente raggiungibili dal classico canale bancario e dai broker on-line. Il mercato italiano è molto bene posizionato in tal senso e l’offerta verrà ancora estesa, specifica l’esperta di Vanguard; anche perché l’investitore, persino durante la delicata fase di febbraio-marzo del 2020, si è reso conto che lo strumento Etf ha fatto fino in fondo il suo lavoro, non perdendo di liquidità e traccando molto bene e con costi irrisori gli indici. Se inizialmente gli Etf potevano essere utilizzati per strategie di trading, secondo Laidlaw negli anni si sono trasformati divenendo una componente core dei portafogli con lunghi orizzonti temporali. E a tal proposito è curioso segnalare come gli strumenti indicizzati vengano sempre più utilizzati anche per i piani di risparmio degli investitori retail, attraverso Pac: in Germania tale fenomeno, specifica Laidlaw, ha raggiunto cifre importanti, circa 3 milioni di piani di risparmio nel solo mese di luglio 2021 ovvero 523 milioni di euro (rispetto ai 16 milioni di euro del 2014).
Ma Vanguard è molto focalizzata anche sul supporto ai consulenti finanziari, attraverso il modello Advisor's Alpha, per costruire portafogli coerenti con il profilo di rischio dei clienti, ottimizzare l'efficienza fiscale e aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi, senza dimenticarsi degli aspetti comportamentali. Ma anche attraverso il programma Vanguard 360, attivo per ora nel Regno Unito e in Germania (in sviluppo per l’Italia): composto da 4 pilastri di servizi diversi ovvero analisi e commenti, formazione e conoscenza, servizi di portafoglio e supporto marketing. L’accordo con la rete di consulenti finanziari di Banca Widiba va in questa direzione: il mondo del collocamento tradizionale, basato su commissioni e retrocessioni, deve essere superato attraverso la combinazione di gestione attiva e passiva. (riproduzione riservata)