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Il mondo dei robot  

Milano Finanza - Numero 123 pag. 47 del 22/06/2019

Milano Finanza Intelligence Unit

Societe Generale mette in luce pro e contro dell’avvento dei robot, tema ben coperto come investimenti anche da numerosi strumenti passivi.  

Societe Generale, attraverso l’analisi del capo economista Marie-Hélène Duprat, evidenzia alcuni elementi interessanti in merito al tema della robotica. Che anche in ambito Etf ha attirato molta attenzione e flussi negli ultimi mesi, dove anche Lyxor ha esteso la sua offerta come strumenti passivi nel corso del 2018. Per l’esperto di SG, l’età dell’automazione promette si una crescita nella produzione ma comporta anche un ampliamento delle disparità. Da un lato lavoratori scarsamente e mediamente qualificati, dall’altro lavoratori altamente qualificati e sempre più ben remunerati. Inoltre, l’aumento nello stock di capitale, che è caratteristico dell’automazione, è impostato per allargare ulteriormente il gap della disparità. Il progresso tecnologico provoca da un lato entusiasmo ma anche preoccupazioni. Il dibattito sul fatto che gli uomini siano stati rimpiazzati dalle macchine i diversi campi dura ormai da secoli, ma al giorno d’oggi esso è più rilevante che mai con il boom delle nuove tecnologie robotiche e dell’automazione. Robot che rimpiazzano cassieri e che sostituiscono lavoratori, macchine robotiche che suppliscono agli automobilisti, algoritmi al posto dei traders del mercato azionario, computers che superano assistenti legali e software di intelligenza artificiale che battono esperti giocatori solo alcuni esempi. Interi settori dell’economia ne sono influenzati, come l’industria, la finanza, l’agricoltura, la medicina, etc. Ma siamo solo all’inizio di una rivoluzione i cui effetti sull’occupazione e sulla distribuzione del reddito non sono ancora chiari. Con riguardo alle conseguenze di questa rivoluzione in corso, ci sono due fazioni opposte. La cosiddetta “techno-optimists” vede nell’aumento dell’automazione guadagni della produttività che, nonostante la temporanea disoccupazione tecnologica legata alla profonda trasformazione del mercato del lavoro, porterà a un incremento nel benessere e nella prosperità per la società. Ma ci sono anche i “techno-pessimists”, che credono che la rivoluzione digitale non abbia la capacità di trasformare i processi produttivi o l’impatto della crescita nello stesso modo in cui lo hanno fatto le due precedenti rivoluzioni industriali, rimarcando l’ampliamento senza precedenti delle disuguaglianze che comporta la rivoluzione robotica. Ma la storia economica, specifica Duprat, ha finora dato ragione ai “techno-optimists”; sebbene le maggiori innovazioni rivoluzionarie del passato (come, per esempio, la macchina a vapore e l’elettricità) abbiano portato a perdite significative di posti di lavoro nel breve termine, queste furono bilanciate dalla creazione di lavori nuovi e più produttivi con un reddito aumentato per i lavoratori, che venne di pari passo con la domanda di nuovi prodotti e servizi, alimentando a sua volta la crescita dell’occupazione e l’aumento generale del tenore di vita e del benessere. La rivoluzione robotica è, per sua natura, una transizione tecnologica verso un modello a più alta intensità produttiva di capitale. Cosa accade quando le macchine rimpiazzano gli umani[1]? Almeno tre cose. Il rapporto capitale/lavoro aumenta, l’output unitario aumenta perché le macchine rendono possibili i guadagni nella produttività, i salari diminuiscono perché i robot incrementano l’attuale offerta di lavoro. Ma deve essere fatta una distinzione cruciale tra i lavoratori che eseguono attività di routine, quasi perfetti sostituti dei robot, e lavoratori altamente qualificati, poco esposti all’automazione. Questi ultimi vedranno aumenti regolari del proprio salario, sia perché la domanda per i loro servizi aumenta, sia perché la loro produttività si incrementa quando essi collaborano con i robot. L’aumento dell’automazione contribuirà ad ampliare le disuguaglianze, favorendo non proporzionalmente i lavoratori altamente qualificati ma anche portando la distribuzione di valore aggiunto lontano dal lavoro e verso il capitale il cui possesso, fortemente concentrato, è inegualmente distribuito. Da qui l’idea di Bill Gates, tra gli altri, di tassare i robot, per ridistribuire i guadagni dell’automazione tra i vincitori e i perdenti. (riproduzione riservata)

 

 



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