Al di là del fatto che la Fed applicherà nel corso del 2017 due oppure tre rialzi dei tassi di interesse, gli investitori in Etf obbligazionari hanno a disposizione differenti possibilità per evitare di incappare in una trappola di valore. Che si concretizzerebbe mantenendo in portafoglio obbligazioni a tasso fisso destinate a sgonfiarsi nel momento in cui vengono resi disponibili sul mercato prodotti a redditività maggiore, appunto per via del pressing verso l’alto della curva Usa sul segmento a breve-media scadenza. Il sistema più lineare e semplice per evitare di perdere denaro ed anzi incassare performance via via più alte è posizionarsi sui sottostanti a tasso variabile. Un recente studio di Amundi conferma i vantaggi del posizionamento sul tasso variabile Usa nell’attuale contesto di mercato. Sottolineando che il ciclo al ribasso dei tassi di interesse che ha caratterizzato il mercato negli ultimi trent’anni sembra essere giunto al termine. I recenti movimenti al rialzo che hanno fatto seguito alle elezioni americane ne costituiscono un primo segnale significativo. I titoli a tasso variabile sono quindi ben posizionati per affrontare questa sfida: non solo la duration molto bassa permette di limitare l’impatto di un’evoluzione al rialzo dei tassi, ma la loro cedola variabile può costituire una potenziale fonte di rendimento addizionale. Tipicamente le obbligazioni a tasso variabile sono uno strumento di debito dove la cedola è composta da un tasso di riferimento a cui va aggiunto uno spread fisso. Se il tasso di riferimento aumenta o diminuisce, lo stesso farà la cedola, che si adegua regolarmente. Tali prodotti sono perciò caratterizzati da una bassa sensibilità alle oscillazioni dei tassi d’interesse e il loro rendimento potenziale evolve nello stesso senso del movimento dei tassi. Mentre i tassi di interesse statunitensi hanno iniziato il rialzo a seguito dell'elezione di Trump, l’indice Markit iBoxx USD Liquid FRN Inv. Grade Corp. 100 (tasso variabile corporate Usa) ha evidenziato una sensitività ai tassi di interesse quasi pari a zero, apprezzandosi dello 0,75% dopo l'elezione di Donald Trump; a differenza di un indice corporate a tasso fisso con scadenza equivalente che ha corretto dello 0,4%. Non è un caso che, da questa estate, la componente obbligazionaria dei portafogli in Etf suggeriti nella sezione più avanti del giornale sia rappresentata quasi esclusivamente da strumenti legati ai tassi variabili Usa senza rischio di cambio. (riproduzione riservata)