Il responsabile globale della ricerca in merito all’asset allocation di Invesco, Paul Jackson, delinea a Milano Finanza le linee guida da tenere bene a mente per i mesi a venire. Per quanto riguarda i trend più evidenti nell’industria Etf l’esperto mette in evidenza che il 2019 è stato un anno interessante e gratificante per gli investitori globali, un anno in cui oltre quaranta banche centrali hanno ridotto i tassi di interesse. Le azioni e il segmento immobiliare sono stati gli asset con le migliori performance a livello mondiale, mentre i metalli industriali - un'altra asset class ciclica- sono stati tra i peggiori. Nel frattempo, i cosiddetti “safe-havens” come i titoli di Stato, l'oro e lo yen giapponese hanno ottenuto buoni risultati. Gli strumenti di credito hanno avuto un buon anno, sia gli investment-grade che gli high-yield. In merito alle dinamiche più interessanti in ambito macro, e alle mosse in termini di Etf da parte degli investitori la visione è chiara. Jackson fa notare che gli Etf a reddito fisso hanno registrato i maggiori afflussi quest'anno (42 miliardi di dollari a fine agosto in EMEA) seguiti dall'oro a 6,4 miliardi di dollari, mentre le azioni rimangono a 3,7 miliardi di dollari. Nell'ambito del reddito fisso, i corporate investment grade in euro e gli high yield hanno registrato i maggiori afflussi, forse in previsione di nuovi acquisti di asset della BCE. In termini di flussi tematici inoltre un numero crescente di veicoli di investimento collettivi è stato lanciato sul tema ESG. Alla luce di quanto sopra, non deve sorprendere che gli Etf a reddito fisso con sovraesposizione ai fattori ESG siano diventati una delle aree più interessanti per lo sviluppo di prodotto. Gli acquirenti di asset a reddito fisso devono però affrontare una sfida particolare: oltre 15 trilioni di dollari di attività a reddito fisso offrono ora un rendimento a scadenza negativo. Per definizione, ciò implica un rendimento negativo se detenute fino a scadenza. All'interno dei gruppi di asset che consideriamo, Invesco segnala tra le fonti più interessanti di rendimento a reddito fisso i mercati emergenti, il debito statunitense (Treasury e credito) e, in Europa, il Regno Unito, che offre rendimenti interessanti in una valuta e, in una prospettiva di medio termine, si ritiene a buon mercato. Rendimenti più elevati si possono trovare anche in aree di nicchia nel mondo del reddito fisso, come il debito bancario subordinato, ma la mancanza di un contesto storico rende difficile l’analisi. Sui mercati emergenti Jackson preferisce un approccio molto diversificato per diluire i rischi idiosincratici, come di recente in Argentina. Attualmente che lo spread sulle versioni in valuta locale del debito emergente (rispetto agli aggregati globali) è più interessante rispetto ai Treasury americani, ma bisogna sempre considerare i rischi valutari. Al momento, l’indice proprietario di Invesco sulle valute emergenti suggerisce che sono in linea con le medie storiche, espresse in termini reali; pertanto non ci sono motivi per attendersi grandi movimenti valutari nel medio-lungo termine, se non dettate dai differenziali di inflazione, più che compensati dallo spread. Invece di essere influenzate dalla direzione politica della Fed, la storia ci dice che le valute dei Paesi emergenti sono più correlate ai prezzi delle materie prime, quindi la recessione globale potrebbe essere il rischio maggiore. Questa considerazione congiunturale spiega la nostra lieve preferenza, al momento, per le versioni in dollari del debito dei Paesi emergenti. Infine, tornando al segmento corporate bonds, Jackson evidenzia che i flussi verso gli Etf IG e HY sono stati particolarmente importanti quest'anno. Sulla base del rendimento si dovrebbe preferire l'HY, ma se si tiene conto delle considerazioni congiunturali le preferenze vanno riconsiderate. In un arco temporale di cinque anni si preferisce l'HY all'IG sia in Europa che negli Stati Uniti, e l'HY statunitense all'eurozona HY. Tuttavia, riducendo l'orizzonte temporale a dodici mesi è necessario considerare l'inizio della prossima recessione, attesa nel 2020/21, e il conseguente aumento dei tassi di default nel mondo degli HY. Di conseguenza, la preferenza nell'eurozona passa dall'HY all'IG, anche se negli Stati Uniti ci si aspetta ancora che l'HY sia più gratificante dell'IG. (riproduzione riservata)