
Denise Chisholm, Direttore della strategia di mercato quantitativa per Fidelity, ha individuato alcuni temi di investimento da tenere in particolare considerazione. Come preambolo, gli investitori sembrano oggi concentrarsi troppo sugli impatti negativi dell'aumento dei tassi di interesse, ma non abbastanza sugli impatti positivi del miglioramento della crescita economica. Le azioni statunitensi hanno perso terreno negli ultimi mesi e il calo è dovuto in gran parte alle preoccupazioni sui tassi di interesse. Tre sono i temi chiave che Chisholm ha individuato nell’attuale contesto di mercato. Innanzitutto, le azioni Usa, che hanno un potenziale di forza trascurato con l'economia che mostra una sorprendente capacità di ripresa. La Federal Reserve ha segnalato la necessità di aumentare ulteriormente i tassi e di mantenerli a livelli elevati più a lungo, al fine di contenere l'inflazione.
Ma l'aumento dei tassi di interesse è spesso in funzione proprio della forte crescita economica: su base annua e corretto per l'inflazione, il prodotto interno lordo degli Stati Uniti si è espanso a un tasso ad un tasso superiore alle aspettative, e anche nel terzo trimestre la crescita dei posti di lavoro e le vendite al dettaglio indicano che tale dinamica potrebbe estendersi. Inoltre, storicamente la forza dell'economia ha avuto un'influenza maggiore sui rendimenti azionari rispetto alla direzione dei tassi d'interesse, sostiene l’esperto di Fidelity. Esaminando i periodi di 12 mesi in cui la crescita economica ha accelerato e i tassi di interesse sono aumentati dal 1962, le azioni hanno registrato un rendimento medio del 12% durante questi periodi di rafforzamento dell'economia e aumento dei tassi.
AZIONI E CRESCITA ECONOMIA

Al contrario, durante i periodi di 12 mesi in cui l'economia ha rallentato, le azioni hanno guadagnato solo il 6% quando i tassi sono scesi e l'1% quando sono saliti. Un secondo elemento a cui porre attenzione è la rotazione verso i settori ciclici, che potrebbero essere stimolati dal miglioramento dell'economia, almeno su base relativa. Stiamo parlando di servizi di comunicazione, i beni di consumo discrezionali, l'energia, i finanziari, gli industriali, i materiali, gli immobili e la tecnologia. Dal 1962 ad oggi, i settori ciclici hanno tendenzialmente sovraperformato durante i periodi di crescita del Pil superiore alla media, indipendentemente dall'aumento o dalla diminuzione dei tassi di interesse. Al contrario, durante i periodi storici di crescita debole, i settori ciclici sono generalmente rimasti indietro rispetto ai settori difensivi (che comprendono i beni di prima necessità, la sanità e i servizi di pubblica utilità).
La rotazione dai difensivi ai titoli ciclici è già in corso dall’inizio del 2023. In periodi storici simili a quello appena trascorso, in cui la sovraperformance dei ciclici ha raggiunto il 5% di tutti i periodi di 6 mesi, i settori hanno sovraperformato il mercato di quasi 6 punti percentuali, nei 6 mesi successivi. Il terzo elemento è il settore energetico, un ciclico da affrontare con cautela nonostante il rialzo dei prezzi del petrolio degli ultimi mesi. Tra gli elementi di preoccupazione il forte aumento del rapporto tra spese in conto capitale (CapEx) e fatturato del settore energetico. Storicamente, i forti aumenti del rapporto tra costi di produzione e fatturato tendono ad andare di pari passo con la sottoperformance (questo è stato vero anche quando il rapporto è salito da livelli bassi, come è successo di recente). La dinamica alla base del recente aumento potrebbe anche essere un segnale ribassista per il settore. Il rapporto è aumentato perché sia le spese in conto capitale che le vendite sono diminuite, ma le vendite sono diminuite di più. In periodi storici con dinamiche simili, il settore ha poi sottoperformato il mercato di una media di 9,4 punti percentuali nei 12 mesi successivi.