
Mantenere in portafoglio troppa liquidità non ha molto senso, anche in periodi di alti tassi di remunerazione del cash come quello attuale. Ne è convinta Fidelity, che segnala i sette passi da realizzare per uscire da tale situazione, mettendo in moto la liquidità accantonata pur rimanendo nella propria zona di comfort. Non rimanere bloccati dai rimpianti per i guadagni mancati è la condizione di partenza, molto più importante la definizione delle linee generali del piano di investimento personale, scegliendo un mix assortito di investimenti con la giusta dose di rischio.
Molte sono le ragioni per cui una persona può ritrovarsi con un eccesso di liquidità, ad esempio l’aver venduto gli investimenti dopo lauti guadagni e non essere più rientrati, in attesa del momento migliore. Il primo passo da considerare per uscire da tale trappola è lasciare andare il passato, anche se si sono persi guadagni potenziali offerti nel frattempo dal mercato. Si tratta di uno dei principali rimpianti degli investitori, soprattutto americani, il non aver osato di più in passato. Il secondo step da effettuare è quello di concentrarsi sul futuro, focalizzandosi sulla possibilità di partecipare ai guadagni futuri del mercato.
Anche se non ci sono garanzie, il mercato azionario è sempre cresciuto nel lungo periodo e l'investimento in azioni e obbligazioni ha fornito una crescita migliore rispetto alla liquidità, sul lungo termine. Mettere insieme un portafoglio da zero può essere un'impresa non da poco, ma suddividere il lavoro in poche decisioni incrementali può aiutare a non rimanere bloccati, secondo Fidelity. Iniziando dalle basi, è necessario definire quanto rischio si è disposti ad assumersi, che può dipendere anche da quanto è lontano l’obiettivo di investimento e dalla situazione finanziaria. Se la tolleranza al rischio è più elevata, si può investire maggiormente in investimenti a rischio più elevato e con un potenziale di rendimento più alto, come le azioni.
Elementi definibili personalmente o con l’aiuto di un consulente, per i risparmiatori meno preparati in ambito finanziario. Il quarto punto consiste proprio nel valutare gli investimenti da scegliere per definire l’asset allocation, sia con fondi, Etf, singole azioni e obbligazioni. Meglio concentrarsi, secondo l’asset manager, sulla costruzione di un mix ben diversificato (da soli o con l'aiuto di un professionista finanziario) di attività finanziarie; per ottenere una vasta diversificazione, è sufficiente concentrarsi su pochi fondi o Etf che inglobano centinaia o migliaia di attività.
Lo step numero cinque interessa il market timing, ovvero la scelta del momento in cui posizionarsi. Sono due le scelte fondamentali per quanto riguarda il modo e le tempistiche con cui effettuare gli investimenti: acquistare tutto in una volta o entrare gradualmente nel corso del tempo, con acquisti di minore entità. Ogni approccio ha i suoi pro e i suoi contro. Non bisogna però farsi bloccare dalla tempistica, essere ossessionati dal tempismo perfetto per entrare sul mercato: gli investimenti nei periodi di crisi, comunque, hanno storicamente fornito alcuni dei migliori rendimenti successivamente. L’ultimo step implica il chiedere aiuto se se ne ha bisogno, senza vergognarsene. (riproduzione riservata)