
Il tema della difesa europea è bollente, e continua ad arricchirsi l’offerta di prodotti indicizzati che permettono di cavalcare questa scelta strategica. D’altronde, l’Unione Europea necessita di un netto rafforzamento della propria capacità di difesa, sulla scia della crescente instabilità geopolitica mondiale e di una maggiore indipendenza militare dagli Usa. Nel marzo 2025 la Commissione Europea ha varato il piano “ReArm Europe”, finalizzato a mobilitare fino a 800 miliardi di euro in investimenti destinati al settore della difesa, grazie anche ad una maggiore flessibilità fiscale dei singoli Paesi. Nei prossimi cinque anni la spesa globale per la difesa è prevista in continuo aumento.
In questo delicato contesto si inserisce il recente listing anche su Milano dell’Etf Bnpp Easy Bloomberg Europe Defense, creato per replicare la performance delle società europee operanti nel campo della difesa quotate in borsa. L’Etf si allinea con il ribadito impegno del gruppo Bnp Paribas a sostenere il finanziamento delle aziende nel settore della difesa principalmente all'interno dei paesi europei della Nato. Guardando al sottostante, l'indice Bloomberg Europe Defense Select include una selezione di circa 30 società europee della difesa, quotate nelle principali borse europee. Si considerano, in particolare, i settori aerospaziale, elettronica per la difesa e cantieristica navale.
L'indice si avvale della Business Intelligence di Bloomberg per identificare le aziende con una reale rilevanza strategica per l'ecosistema della difesa. Utilizzando una metodologia ponderata per la capitalizzazione di mercato ma arricchita da specifiche regole di diversificazione, per garantire un'esposizione bilanciata.
Sabrina Principi, Global Head of business development ETFs and Indices di BNPP Am, specifica che «l’Etf Bnpp Easy Bloomberg Europe Defense offre agli investitori un modo conveniente ed economico per attingere alla crescita di questa tematica, grazie a una strategia di prezzo preferenziale per il primo anno: lo strumento risulta, infatti, tra i più competitivi in termini di costo per investire nella tematica europea della difesa, grazie ad un Ter limitato allo 0,18% annuo il primo anno, che successivamente salirà allo 0,35% annuo».
Sabrina Principi, Bnpp Am

Tornando al tema di investimento, purtroppo il pianeta è stato interessato da 56 conflitti a livello globale dopo la Seconda guerra mondiale. Ecco perchè la spesa globale per la difesa ha raggiunto 2460 miliardi di dollari nel 2024, in aumento rispetto a 2240 miliardi del 2023. In termini di crescita reale si fotografa un +7,4% nel 2024 rispetto al +6,5% nel 2023 e al +3,5% nel 2022, secondo la fonte Iiss. L'aumento delle tensioni geopolitiche, delle guerre e l'evoluzione delle alleanze provocano una forte necessità di soluzioni che portino a una maggiore autonomia dell'Europa della difesa e attenuino il rischio di acquisizione da parte di stranieri.
Dopo decenni di investimenti insufficienti dalla fine della Guerra Fredda, nel 2024 la spesa europea per la difesa aumenterà dell'11,7% in termini reali, raggiungendo i 457 miliardi di dollari, dominati da Germania e Francia. In Germania, è atteso un aumento del 23,2% in termini reali del bilancio della difesa, aiutato dalla revisione della politica fiscale e del debito e dalla creazione di fondi speciali di investimento. In Francia ci si attende un aumento delle spese militari del 2-3% del Pil, anche attraverso un nuovo fondo di investimento pubblico. Si stima che la spesa europea in Ricerca e sviluppo per la difesa possa crescere del 5-10% all'anno entro il 2030. L’utilizzo dei droni a scopi militari negli ultimi anni si è più che decuplicato. Verrà anche utilizzato la Banca Europea degli Investimenti al fine di raccogliere capitali privati, mentre la clausola “Buy European” dovrebbe garantire che il 65% dei costi dei prodotti finali provenga dai paesi dello Spazio Economico Europeo.
Guardando all’indice sottostante l’Etf, i singoli componenti devono soddisfare filtri sulla market cap minima e volumi di scambio in Borsa, e le prime 5 aziende non possono superare il 12% di peso singolarmente (cap che scende al 7% per gli altri titoli).
Interessanti anche le posizioni di George Ferguson, analista senior per il settore aerospaziale, della difesa e delle compagnie aeree di Bloomberg Intelligence, che specifica che «gli Stati Uniti spendono circa 1000 miliardi di dollari per la difesa, la Nato si aggira oggi intorno al mezzo trilione di dollari. Riteniamo che questa spesa debba probabilmente aumentare: di 300 miliardi di dollari o più, a seconda di ciò che vogliono fare le nazioni europee. Inizialmente, questo gap di capacità si concentra soprattutto sulle forze di terra e sulla difesa aerea ma col tempo si potrà estendere al settore navale. I produttori della difesa hanno molti arretrati su cui iniziare a lavorare, ci vorrà del tempo per trasformare i contratti pubblici in ricavi, perché devono costruire la capacità produttiva.
A quel punto vedremo aumentare i ricavi e questo aiuterà alcune valutazioni. Ma per ricostruire le capacità di cui l'Europa ha bisogno, si dovranno spendere continuamente questi soldi, non solo per i prossimi cinque anni. Quindi la vediamo come una tendenza a lungo termine. Vedremo anche alcune aziende più piccole, magari tecnologiche, crescere fino a diventare aziende più grandi e a diventare quello che noi chiamiamo un vero e proprio “Defence Prime”, una azienda in grado di costruire un sistema completo». (riproduzione riservata)