Nel recente Global Market Outlook pubblicato da State Street si evidenziano, tra le altre cose, alcuni elementi utili per gli investitori che volessero coprire il portafoglio da eventi di coda. Il trend azionario rialzista potrebbe infatti essere al termine, dopo nove anni di persistenza a livello Usa, e le differenti tattiche utilizzabili per proteggersi da rischi di down side portano con se pay-off anche sensibilmente diversi, in funzione di come si evolveranno gli indici azionari. State Street effettua quindi un confronto tra i pro e contro associati alle differenti tecniche di hedging, alcune di esse implementabili anche attraverso gli Etf. Ad esempio l’utilizzo di opzioni, sia tramite l’acquisto di put che la vendita di call, può risultare oneroso, ma soprattutto poco adatto ad un investitore non professionale. In tal caso, meglio vendere direttamente il portafoglio azionario in attesa di momenti più propizi per ricomporlo, a costo di perdere l’ultima gamba del rialzo se le aspettative ribassiste venissero smentite. Un modo più efficiente e di facile implementazione per proteggersi da rischi di sell-off consiste nell’acquistare sottostanti obbligazionari di alta qualità, come i Treasuries Usa, i Bund tedeschi, i Gilt inglesi con elevata duration. Con un occhio anche al rendimento, in quanto i Bund esprimono rendimenti tendenzialmente in rialzo e partono da valori molto compressi (connubio penalizzante per i detentori), mentre i Treasuries presentano già ora valori di yield già oggi elevati. I bond governativi di alta qualità esprimono infatti correlazioni inverse rispetto all’azionario in contesti di mercato critici. In passato, nei periodi in cui l’indice azionario Usa ha lasciato sul terreno oltre il 5% in un mese, i Treasuries Usa hanno restituito mediamente il 2% circa, offrendo un evidente cuscinetto a livello di portafoglio. Un altro vantaggio di questa strategia, facilmente replicabile tramite Etf, è la velocità di esecuzione e il basso costo, mentre la tecnica risulterebbe inefficiente in periodi di forte trend inflazionistico. Un altro metodo, che può presentare differenti varianti in merito alla effettiva realizzazione, per gestire al meglio una potenziale inversione dei mercati è rappresentata dall’acquisto di volatilità. Ad esempio l’utilizzo di CTA, ovvero fondi che gestiscono il capitale in base al trend di mercato del momento, può essere d’aiuto in quanto il gestore può senza particolari vincoli (presenti invece nei classici mutual funds) assumere una posizione netta al ribasso, salvaguardando il portafoglio durante fasi di sell-off globale. Altre forme di gestione della volatilità sono le strategie di target volatility e di risk parity, dove il portafoglio viene costruito ex-ante in base a determinati vincoli di massimo rischio. In ambito Etf in particolare viene utilizzata la metodologia Low Volatility, dove negli ultimi cinque anni sono confluite notevoli masse che hanno permesso di raggiungere ben 250 miliardi di dollari di asset investiti in questa forma di investimento azionario. In questo caso l’obiettivo non è approfittare del down side risk del mercato attraverso posizioni short, ma semplicemente puntare sulle azioni con il rischio più basso, con l’obiettivo di gestire al meglio la discesa degli indici nelle fasi critiche. Evitando i rischi specifici più elevati associati alle beta stocks, si ottiene così un indice azionario che esprime una riduzione della volatilità prossima al 30% rispetto ai classici benchmark, con vantaggi in termini di rendimento-rischio sul lungo termine. Da mette rein conto in questo caso una performance minore durante le fasi espansive dei mercati, bilanciata però da una evidente resilienza in contesti critici di mercato. (riproduzione riservata)