Il colosso degli investimenti low-cost Vanguard si pone la domanda, in una recente ricerca proprietaria, se i gestori attivi possano essere replicati attraverso strategie passive fattoriali a basso costo. Nei casi in cui i gestori attivi tradizionali non riescono ad aggiungere valore o fanno pagare troppo, sostituirli con strategie fattoriali può infatti fornire all'investitore finale un extra-rendimento con più trasparenza, maggiore controllo del rischio e minori costi. Negli anni passati ci si è concentrati molto sulla performance attribution per i gestori attivi, e il continuo sviluppo di strategie investibili per sfruttare i rendimenti dei fattori a basso costo ha innalzato il livello per molti manager, che necessitano di produrre rendimenti interessanti per giustificare i maggiori costi. Nel paper di Vanguard viene presa in esame la metodologia returns-based style analysis (Rbsa), con l’obiettivo di determinare in che misura le prestazioni del gestore attivo possano essere replicate sistematicamente dal posizionamento verso fattori di stile noti, ove anche la selezione dei fattori proxy da utilizzare è fondamentale per ottenere risultati significativi. Vanguard sottolinea peraltro che strategie che mirano allo stesso fattore e alla stessa area geografica possono portare a risultati molto differenti, semplicemente perché pesano i titoli in modo diverso. Per questo motivo nell’analisi sono state condotte molte regressioni, mutando le variabili proxy scelte sui singoli fattori. Un risultato consolidato è la dispersione di performance, anno dopo anno, tra i differenti fattori, con una forte alternanza nei nomi a seconda delle fasi di mercato. Per giudicare se il manager potrebbe essere sostituito con una o più strategie fattoriali che utilizzano RBSA, l'investitore deve valutare la bontà di adattamento, gli intervalli di confidenza per i pesi dei fattori e la stabilità dei fattori stessi, in beve analizzando il tracking error e l’indicatore R quadro. Una applicazione interessa l’azionario statunitense, utilizzando 5 fattori ovvero minimum volatility, quality, momentum, size e value; dove i fattori proxy sono rappresentati da Etf a basso costo che mirano a tali strategie. Per uno specifico fondo a gestione attiva preso in esame (Vanguard preferisce non fare il nome) appartenente alla categoria large cap growth si è scoperto ad esempio che è riuscito a sovraperformare il mercato negli ultimi 10 anni del 1,46% annuo; ma il grosso di tale vantaggio è associabile all’esposizione fattoriale del fondo (R quadro molto significativo, pari a 0,95) agli stili momentum, quality (da cui deriva circa la metà del rendimento) e size. Buona parte dell’alpha del fondo deriva quindi dall’esposizione fattoriale che il gestore ha scelto e portato avanti nel tempo, elemento clonabile da parte di un investitore attraverso alcuni Etf a basso costo. Ma non tutti i fondi a gestione attiva sono clonabili ovvero sostituibili tramite Etf fattoriali. La stock selection porta in alcuni casi, se il gestore è capace, a extra-rendimenti non incassabili attraverso l’esposizione ad alcuni fattori in modo diversificato. In particolare i vantaggi, e quindi la giustificazione dei maggiori costi del fondo attivo, si evidenzia quando il portafoglio è relativamente concentrato e il gestore si affida anche al market timing. Ad esempio, Vanguard prendendo in esame un altro fondo della medesima categoria con un extra-rendimento vicino al 10% annuo scopre che i valori delle regressioni del fondo rispetto ai fattori sono poco significativi (R quadro di 0,65). Inoltre, il prodotto ha sovraperformato il portafoglio fattoriale ad esso più vicino di un 4% medio annuo, a conferma del fatto che tale gestione non è clonabile tramite Etf fattoriali. E’ probabile che in futuro l’investitore avrà a disposizione strumenti più potenti e trasparenti per valutare le reali capacità dei gestori attivi, e comprendere quando vale la pena pagare laute commissioni o quando invece è preferibile scegliere strumenti passivi a basso costo. (riproduzione riservata)