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Focus su politica monetaria  

Milano Finanza - Numero 217 pag. 35 del 04/11/2017

Milano Finanza Intelligence Unit

Le scelte di politica monetaria possono avere un impatto positivo sulle banche giapponesi e pesare negativamente sui bond tedeschi.  

Le politiche monetarie globali non hanno mai giocato un ruolo così importante e delicato anche in merito alle conseguenze sulle scelte di asset allocation, in particolare nel contesto obbligazionario. La società WisdomTree pone in particolare l’accento sul contesto europeo e giapponese, identificando opportunità e rischi associati alle diverse aree geografiche. Per quanto riguarda il Giappone, il Primo Ministro Abe dovrà prendere una decisione sul prossimo Governatore e in aggiunta c’è la possibilità di un cambiamento nei target operativi dello Yield-Curve-Control da parte della Bank of Japan. WisdomTree si aspetta un possibile cambiamento nel target di duration della BoJ. In particolare ci si aspetta una modifica dal target dei tassi a 10 anni al target dei tassi a 5 anni o a 7 anni,  in grado di accrescere le credenziali di reflazione in modo significativo. Il beneficio di un tale spostamento operativo – che è fattibile senza abbandonare l’inflazione target del 2% - potrebbe essere triplice. Potrebbe rendere molto più liquida l’attività della banche nel mercato dei bond, e il fatto che la curva diventi più ripida potrà aumentare i margini di profitto e le opportunità di carry-trade. Le banche ed assicurazioni vedrebbero i loro margini di profitto iniziare ad espandersi mentre, allo stesso tempo, i  costi di finanziamento in Yen a breve e medio termine verrebbero mantenuti ancora a zero fino al nuovo pivot point. Inoltre, l’impatto sull’equity giapponese potrebbe essere molto positivo. Il settore bancario giapponese ha espresso in passato una notevole sottoperformance rispetto all’indice giapponese generale, sottoperformance dovuta alla policy di tasso negativa della BoJ. Ma un nuovo pivot che punti ai 5 anni e a 7 anni dovrebbe favorire le banche e permettere re-rating positivo del finanziario giapponese in generale, e delle banche in particolare. Sembra quindi arrivato il momento per aumentare l’esposizione al settore finanziario giapponese, con focus sulle banche. Mentre nel contesto europeo ci sono più rischi che opportunità, in particolare nel contesto obbligazionario. Il piano di uscita della BCE dal programma di allentamento quantitativo conferma che la ripresa economica dell’Eurozona è ritenuta autosufficiente, e ciò potrebbe danneggiare il sentiment sui mercati obbligazionari ben prima delle pressioni inflazionistiche. In assenza di rischi d’inflazione nel breve periodo, l’evento è potenzialmente molto ribassista per i mercati obbligazionari. In passato, quando l’ex Presidente della Fed, Ben Bernanke, nel 2013, dichiarò che la Fed avrebbe potuto “fare un passo indietro” per quanto riguardava gli acquisti di titoli obbligazionari, il danno arrecato ai mercati obbligazionari si manifestò ben prima che i tagli agli acquisti dei titoli di Stato, pari a 10 miliardi di dollari al mese, venissero annunciati proprio quello stesso anno, nel dicembre del 2013. I rendimenti dei Treasury decennali USA subirono un’impennata, salendo, in tre mesi, di oltre 100 punti base, per poi toccare un picco vicino al 3%, prima di stabilizzarsi attorno a 20 punti base in meno. Il taper tantrum rappresenta un riferimento perfettamente calzante di come il sentiment sui titoli dell’Eurozona, considerati un “porto sicuro”, potrebbe guastarsi. Il taper tantrum della BCE potrebbe creare un precedente per i titoli sovrani dell’Eurozona, destinandoli a soccombere allo stesso tipo di pressioni subite dai Treasury USA durante la primavera del 2013. Sembrano essere maggiormente a rischio i titoli governativi tedeschi che, oltre a rappresentare quasi un quarto dei 1.800.000 miliardi di euro indirizzati all’acquisto di Schatz, Bobl e Bund, restano, anche in questa fase di consolidamento dei fondamentali macro-economici dell’Eurozona, straordinariamente cari. L’irregolarità dei rendimenti dei Bund indica che il mercato più affollato dell’Eurozona non ha ancora accettato la natura temporanea del programma di QE della BCE. Il rendimento del Bund decennale tedesco è uscito dal territorio negativo solo nell’ottobre del 2016 e, poiché quest’anno ha fluttuato tra i 30 e i 40 punti base circa, gli investitori appaiono sconfortati. Dopo la fine del QE, i prezzi al consumo dovrebbero salire, spinti dall’agenda di riforme pro-crescita della Francia. Questo fattore costituisce un grosso rischio per i mercati obbligazionari europei. Di conseguenza, gli investimenti nel reddito fisso high-grade europeo appaiono oggi particolarmente esposti e vulnerabili all’eventualità di un rialzo dei tassi. Potrebbe essere saggio coprire i loro portafogli obbligazionari. (riproduzione riservata)



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