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Focus emergente

14 luglio 2023, 10:00 Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2023, 11:28

Milano Finanza Intelligence Unit

LGIM AM ritiene che l’area emergente sia notevolmente migliorato negli ultimi anni, e la situazioni di crisi coinvolgono sempre più i Paesi sviluppati

Focus emergente
Il 2022 è stato un anno da dimenticare per i mercati emergenti, in particolar modo per l’asset class obbligazionaria, ma uno sguardo ai fondamentali di lungo termine permette di valutare a mente lucida le attuali prospettive. Ne è convinto Matthew Rodger, Assistant Economy di LGIM AM, che mette in evidenza come, nel complesso, i principali mercati emergenti siano nel tempo diventati più resistenti, dopo le crisi degli anni Ottanta e Novanta. Da quando è stata superata la crisi del Covid, i rialzi dei tassi di interesse, le invasioni e lo stress bancario hanno fatto sudare gli operatori di mercato, e più recentemente il rischio di recessione ha preso il sopravvento.

Le cattive notizie hanno certamente avuto un impatto sui rendimenti dei mercati emergenti: gli investitori hanno sofferto molto in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, con le obbligazioni russe effettivamente in default e con un tasso di recupero pari allo zero. Anche l'esempio delle sanzioni russe, che hanno impedito il pagamento del debito denominato in dollari, deve far riflettere i detentori di debito degli alleati non statunitensi. Tuttavia, la forma più tradizionale di crisi degli emergenti, attraverso le vulnerabilità esterne, è stata assente. A parte la Turchia, la maggior parte degli EM è stata ben isolata dalle turbolenze globali.

In merito al rischio Paese, sebbene l'universo emergente sia ampio e variegato, LGIM si concentra sui mercati predominanti. Si nota così un continuo miglioramento del profilo di rischio dei Paesi emergenti, che si riflette sia nel rating interno del rischio Paese sia nei rating delle agenzie internazionali. L’indice proprietario valuta i Paesi emergenti in base a 44 indicatori che predicono le crisi finanziarie; ogni indicatore ha una soglia oltre la quale le crisi diventano più probabili. Anche i dati del FMI mostrano anche una diminuzione dei rischi emergenti. Segmentando le crisi tra EM e mercati sviluppati (DM) ed esaminando l'incidenza delle crisi nel tempo, è possibile vedere che, sebbene gli EM fossero più inclini alle crisi nei primi anni '80 e '90, la tendenza si è invertita dalla metà degli anni 2000, con le crisi bancarie nei DM che sono diventate molto più comuni, prosegue Rodger.

Focus emergenteMIGLIORAMENTO RATING EMERGENTI
MIGLIORAMENTO RATING EMERGENTI

D’altronde, il boom delle materie prime degli anni 2000 ha isolato molti di loro dai rischi esterni che avevano afflitto gli EM negli anni Novanta. L'espansione del commercio globale è stato uno sforzo collettivo in gran parte al di fuori del controllo di ogni singolo Paese. Anche la definizione delle politiche degli EM è migliorata notevolmente. Il debito in dollari, causa principale delle precedenti crisi degli EM, è diminuito drasticamente in percentuale del Pil a partire dalla metà degli anni Novanta. Mentre il volume delle riserve valutarie, essenziale per gestire il rischio di cambio e finanziare gli squilibri esterni, è aumentato considerevolmente.

I benefici del de-risking sono stati evidenti fin dalla fine degli anni '90. Da allora, i sell-off degli asset EM sono diventati meno violenti nel tempo e lo spread dell'indice JPM Emerging Market Bond rimane relativamente contenuto nonostante il dollaro forte e la politica monetaria statunitense restrittiva.

Di conseguenza, LGIM AM ritiene che gli asset EM, sia azionari che obbligazionari, possano fornire un importante contributo a portafogli multi-asset completamente diversificati. Incoraggiante, infine, il fatto che i fondamentali delle economie emergenti stiano migliorando e ciò potrebbe contribuire a fornire un contrappeso agli attuali rischi delle economie avanzate. I Paesi emergenti hanno imparato dai loro errori. (riproduzione riservata)

 



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