UBS ETF, in una ricerca recente, fa il punto sulle strategie ESG in ambito fixed income. L’evidenza più conclamata, associabile ai flussi imponenti osservati, è che le aziende con elevati standard di sostenibilità esprimono nel medio-lungo termine dinamiche più resistenti nei momenti di crisi, che contribuiscono ad ottimizzare il rapporto rendimento-rischio di tali scelte. Il tracollo dei flussi netti nel mondo Etf – sia equity che obbligazionario- da febbraio a giugno è stato snobbato dalle strategie indicizzate con filtri ESG, che anzi hanno confermato la precedente corsa. Il patrimonio globale investito in Etf sostenibili ha così raggiunto i 52 miliardi di dollari, e la crisi del Covid-19 ha confermato la sensazione che è proprio nei momenti di maggiore difficoltà che tali investimenti danno il meglio. L’azionario rimane per ora avvantaggiato, ed infatti il 47% dei flussi netti verso gli Etf azionari globali ha coinvolto strategie ESG, da gennaio 2019 a giugno 2020. Mentre solo il 6% dei nuovi flussi in ambito fixed income ha interessato strategie obbligazionarie indicizzate di tipo ESG. Lo spazio di crescita delle strategie in fixed income con filtri ESG è quindi enorme, rispetto all’azionario che ormai è ben coperto da innumerevoli sottostanti. Il contesto obbligazionario ESG attualmente è segmentato a livello governativo, corporate, emergente, con lo sforzo dei provider di indici di mantenere il tracking error rispetto al benchmark originario (non ESG) il più possibile contenuto. Si sono comunque osservati nel tempo interessanti differenziali di performance rispetto all’indice di riferimento non ESG. Ad esempio, l’indice Bloomberg Barclays MSCI Global Liquid Corporates Sustainable ha sovraperformato il benchmark dell’1,32% nel primo semestre del delicato 2020. Nello stesso arco temporale il Bloomberg Barclays US Liquid Corporates Sustainable ha battuto l’indice originario dello 0,94%, e in ambito di emerging market bond si è osservato un vantaggio relativo dello 0,54%. Interessante osservare, specifica UBS ETF, anche la dinamica sul lungo termine ovvero 5 anni. Il vantaggio dell’indice Bloomberg Barclays MSCI Global Liquid Corporates Sustainable rispetto al benchmark non ESG scende allo 0,77% annualizzato, e si attesta allo 0,07% annuo per il Bloomberg Barclays US Liquid Corporates Sustainable; tramutandosi in un risultato negativo dello 0,1% annuo per il benchmark emergente prima citato, ma il sottostante ha evidenziato in quest’ultimo caso un ritorno assoluto vicino al 6% annuo. I filtri ESG, in ambito corporate, vanno inoltre a braccetto con la qualità media del credito. Molte ricerche mettono in luce che esiste una elevata correlazione tra i punteggi ESG delle società e il merito creditizio delle stesse aziende, valutando fattori come la solidità dei bilanci e del conto economico, le dinamiche del debito, etc. Insomma, gli spazi di crescita dei prodotti indicizzati che mirano al contesto obbligazionario con filtri social responsible sono ad oggi molto elevati, ed è quasi certa una notevole espansione negli anni a venire nei portafogli degli investitori istituzionali e retai. (riproduzione riservata)