Le scelte di investimento fattoriali stanno lentamente entrando nei portafogli degli italiani. L’ostacolo risiede in una comprensione spesso non immediata dei rischi a cui tali strategie espongono, mentre dalla loro parte si annovera la possibilità di svincolarsi parzialmente dai rendimenti del mercato, in base ai fattori su cui si è deciso di puntare. BNP AM evidenzia in un recente studio le caratteristiche da tenere presente nella scelta degli indici fattoriali, in quanto tali elementi possono determinare performance anche molto differenti, contrariamente a quanto si osserva per i classici indici a capitalizzazione di mercato. Questi ultimi infatti esprimo rendimenti molto simili, anche se calcolati da differenti fornitori, e la ragione risiede nel fatto che la market cap delle singole società quotate è univoca e quindi si riflette in pesi simili nei vari indici che sono disponibili. Al contrario, gli indici fattoriali possono essere molto differenti tra loro, in base la provider delegato al calcolo del benchmark. Tanto la composizione che i pesi dei singoli titoli possono quindi variare notevolmente da un fornitore all’altro, in quanto questi ultimi possono adottare criteri differenti nell’uso degli indicatori che identificano il fattore prescelto. Stessa considerazione in merito al peso finale da attribuire al titolo, derivante da una metodologia di ponderazione che non è standard ma personalizzabile. BNP AM segnala ad esempio che nello stile value si hanno a disposizione circa 30 indicatori, tra cui il price to book, price to earnings, Ebitda to EV, etc. In base a quali multipli e indicatori vengono utilizzati se estraggono di riflesso azioni differenti, per una parte dell’indice. Anche la ponderazione può inoltre portare a risultati molto differenti; qualche provider sceglie infatti di attribuire un peso equo tra i diversi componenti, altri preferiscono adottare strategie più complesse, ad esempi inversamente proporzionale alla volatilità nel caso delle strategie minimum volatility. Una conseguenza molto importante di tali scelte ha a che fare con la presenza o meno di ciclicità negli indici che vengono costruiti. La sensitività degli indici fattoriali rispetto al ciclo economico può così portare a importanti differenze di performance tra gli indici utilizzati. Ad esempio, nella metodologia adottata da MSCI gli indicatori (da cui scaturisce il portafoglio) vengono prima usati per selezionare le azioni e successivamente ponderati in base al prodotto tra il peso derivante dalla market cap e i valori fattoriali della società (normalizzati). Questo vale per tutte le strategie fattoriali salvo la minimum volatility. La metodologia adottata da BNP per la costruzione degli analoghi indici di fattori si prefigge invece di investire in tutti i settori industriali, massimizzando al contempo l’esposizione al fattore prescelto. Il risultato di questi differenti approcci si riflette in comportamenti differenti nei diversi contesti di mercato. Ad esempio, gli indici fattoriali value di MSCI offrono un’esposizione ciclica, sovraperformando quando i tassi di interesse salgono; mentre i quality e low vol si muovono meglio in fasi ribassiste dei rendimenti. Si evidenzia quindi una elevata esposizione ciclica utilizzando questo fornitore, spiegabile dal fatto che si crea una forte esposizione a specifici settori. Diversamente, l’approccio di BNP non porta a ciclicità, come evidenziato dall’analisi di numerosi stili che sono indipendenti dal trend dei tassi di interesse, anche grazie alla scarsa concentrazione su pochi settori. (riproduzione riservata)