BNP Paribas Easy, il ramo della banca francese focalizzato sul business degli Etf, ha recentemente rilasciato la sua view in merito all’asset allocation e alle modalità con cui utilizzare gli strumenti difensivi, in particolare gli Etf di tipo smart beta. Ankit Gheedia, strategist di BNP Paribas CIB, continua ad avere una view positiva sull’azionario europeo, giapponese e cinese, mentre gli Usa sono in una situazione di neutralità. Per quanto riguarda il contesto obbligazionario, il rendimento del Treasury decennale è visto al 3% per fine 2018, momento in cui il Bund dovrebbe esprimere uno yield prossimo al 1,5% annuo, suggerendo implicitamente di stare alla larga dai governativi per il prossimo anno. Un elemento di preoccupazione a livello Usa risiede nell’elevato Margin Debt, affiancato da un declino negli utili societari e da un calo atteso delle operazioni di buyback azionario. Guido Stucchi, Responsabile gestione ETF & Soluzioni Indicizzate di BNP Paribas AM, si è invece concentrato sull’utilizzo dei prodotti difensivi, in particolare gli Etf che puntano a specifici fattori, in un portafoglio diversificato. Studi di lungo termine hanno dimostrato che i diversi fattori (che non sono altro che caratteristiche con cui raggruppare le azioni) portano ad un premio- o extra-rendimento- rispetto all’intero mercato, ma questo vantaggio si alterna a seconda dei fattori utilizzati e dei cicli economici. In sostanza alcuni fattori si adattano meglio a contesti di crescita robusta dell’economia e dei mercati, mentre altri performano in modo ottimale in contesti di difficoltà. I fattori che generalmente possono essere considerati come difensivi sono in particolare il Quality e il Low Volatility (o Minimum Variance a seconda del metodo utilizzato per comprimere il rischio). Nel primo caso l’indice è composto da aziende di qualità, nel senso di caratterizzate da business model molto stabili e performanti nel loro settore (guardando a indicatori come il Roe, etc). Nel secondo caso invece l’obiettivo è esplicitamente la costruzione di un portafoglio a bassa volatilità, in grado di proteggere ovvero attutire le cadute nei momenti di crisi dei mercati. Diversamente, i fattori considerabili come aggressivi sono il Momentum e il Value. Molto interessanti le considerazioni in merito ai diversi fattori in un contesto di aumento dei tassi di interesse. I fattori Value, Quality e Momentum non risultano storicamente infatti influenzati da un eventuale aumento dei tassi, a differenza delle strategie Low Volatility che riescono ad offrire alpha al portafoglio in contesti in cui i rendimenti non tendono a salire. Il grafico in pagina evidenzia l’extra-rendimento annuo dei singoli fattori rispetto all’indice MSCI Europe, da cui si estrapolano le caratteristiche degli stessi nelle varie fasi di mercato. L’utilizzo dei singoli fattori è però uno sforzo concettuale, e la prassi vuole che scelte così mirate vengano tipicamente affiancate alle componenti core di portafoglio. E’ così possibile valutare la dinamica storica di portafogli composti in parte dall’indice MSCI Europe e in parte da sottostanti esposti ai fattori. Un basket composto ad esempio dal 60% di MSCI Europe e 40% di fattore Low Volatility porta sul lungo termine ad una estrazione di alpha pari al 1,54% annuo (4,32% per il portafoglio rispetto al 2,74% del MSCI Europe), con una parallela riduzione di rischio relativo del 12,4% (la volatilità passa dal 19,9% al 17,4%). Abbinare invece il 40% di fattore Quality all’indice diversificato fa salire l’extra-rendimento al 2,14% annuo, ma giustamente si osserva una riduzione del rischio meno marcata (scende al 18,9% annuo). Il top lo si raggiunge però affiancando al 60% di MSCI Europe una quota equiripartita di tutti i quattro fattori sopra indicati. Il rendimento annuo del portafoglio sale al 4,95% (alpha di 2,16% annuo) e la volatilità si colloca al 18,7%.In quest’ultimo caso l’information ratio (che misura la bontà del modello in termini di rendimento-rischio) si porta sopra l’unità. (riproduzione riservata)