
Nell’antico dibattito tra replica fisica e replica tramite derivati, nello specifico swap, la domanda non è più quale approccio sia migliore in assoluto, ma in quali contesti ciascuno possa offrire un vantaggio concreto. Sono lontani, infatti, i tempi in cui la parola swap faceva paura in ambito di Etf. Gli Etf basati su swap, oggi, possono generare performance superiori in alcune esposizioni specifiche, grazie a vantaggi fiscali e condizioni contrattuali favorevoli; ne è convinta Invesco, grazie all’analisi di Chris Mellor, head of Emea Etf Equity Product Management, e Paul Syms, head of Emea Etf Fixed Income & Commodity Product Management, che approfondiscono le tecnicalità di questa metodologia.
Tecnicamente, gli Etf passivi replicano un indice di riferimento in due modi: con replica fisica, acquistando direttamente i titoli dell’indice, oppure con replica sintetica, utilizzando contratti swap stipulati con controparti bancarie. In questi contratti, l’Etf si impegna a scambiare il rendimento di un proprio paniere di titoli (non necessariamente quelli dell’indice) con il rendimento dell’indice di riferimento, pagando normalmente una commissione di swap. Questo meccanismo consente di ottenere una replica molto precisa, e in certi casi anche una performance migliore rispetto agli Etf fisici, soprattutto quando intervengono vantaggi fiscali e condizioni di mercato particolari.
Un caso emblematico è il mercato azionario statunitense: gli Etf domiciliati in Europa che replicano indici come l’S&P 500 o il Nasdaq100 tramite derivati non subiscono la ritenuta sui dividendi. Al contrario, gli Etf fisici sono soggetti a una tassazione che, anche se ridotta al 15% grazie ad accordi bilaterali, resta un costo strutturale, sostengono gli esperti di Invesco. Questo differenziale può tradursi in un vantaggio annuo di diversi punti base, che nel lungo periodo si amplifica per effetto composto.
Analogamente, nella replica di indici britannici o europei, gli Etf sintetici possono evitare imposte di bollo o sulle transazioni finanziarie, migliorando ulteriormente l’efficienza complessiva.In altri mercati, come quello cinese delle azioni A, le controparti bancarie possono offrire condizioni particolarmente vantaggiose per gli swap. In quanto il mercato locale limita l’uso di strumenti di copertura tradizionali, le banche sono disposte a pagare una commissione all’Etf per assumere l’esposizione al mercato, invertendo il flusso tipico di pagamento. Anche in certi segmenti obbligazionari, le banche trovano conveniente strutturare swap che riducono il loro fabbisogno di capitale, offrendo condizioni competitive che permettono all’Etf di superare il rendimento del benchmark. Ciò rende questi strumenti un’interessante alternativa per la gestione della liquidità.
L’approccio basato su swap introduce, però, il rischio di controparte, la possibilità che la banca non onori i propri impegni contrattuali.
Invesco adotta misure per contenere tale rischio, come detenere un paniere di titoli di qualità indipendente dallo swap, diversificare le controparti swap (fino a sei per fondo), azzeramento periodico degli swap per limitare l’esposizione residua. La replica sintetica può offrire, quindi, un rendimento netto superiore ai prodotti fisici, mantenendo al contempo un solido controllo del rischio. Ecco perché Invesco ha da poco lanciato due Etf monetari che offrono, sulla carta, rendimenti superiori ai tassi di interesse overnight tramite un modello swap. Si tratta di Invesco Eur Overnight Return Swap Ucits Etf e Invesco Usd Overnight Return Swap Ucits Etf, che replicano la performance di indici di Solactive, al netto delle commissioni, che riflettono i tassi di interesse overnight calcolati e pubblicati quotidianamente dalla Bce e dalla Federal Reserve.
Fabrizio Arusa, head of Etf, Italy di Invesco, specifica che «sfruttando la nostra piattaforma di Etf swap-based, siamo in grado di ottenere condizioni vantaggiose dalle nostre banche controparti, poiché forniamo loro un mezzo per finanziare le posizioni nei loro bilanci. Ciò significa che le banche sono disposte a offrire al fondo condizioni economiche interessanti sugli swap, il che si traduce in un rendimento superiore al benchmark», conclude Arusa. (riproduzione riservata)