
Metà anno è spesso tempo di bilanci e aggiornamento degli outlook, a maggior ragione in periodi ad alta incertezza come quello attuale. Kevin Khang, Senior International Economist per Vanguard, traccia le linee guida dell’asset manager statunitense in merito ai mercati azionari e obbligazionari globali. Nelle previsioni per il 2025, si era sottolineata la convinzione di Vanguard per un contesto di tassi d’interesse elevati destinato a perdurare nel tempo, con crescenti tensioni di mercato per i possibili sviluppi economici e le valutazioni gonfiate delle azioni statunitensi. E’ stato, inoltre, il rischio rappresentato dai dazi doganali a muovere i mercati finanziari e le economie nel 2025, fino ad oggi.
Secondo Khang, le discussioni sui dazi a livello globale hanno assunto un ruolo sempre più dominante, influenzando le prospettive sia per gli Stati Uniti sia per l’economia globale; è probabile che queste abbiano un impatto sia sulla crescita sia sui numeri dell’inflazione per il resto dell’anno. Sarà importante, però, distinguere ciò che è un segnale reale da ciò che è solo rumore nei dati, in quanto questi ultimi saranno probabilmente molto volatili. Oltre ai dazi, Vanguard monitora con attenzione quello che probabilmente sarà uno sviluppo cruciale per i mercati e per l’economia negli anni a venire, focalizzato su due tendenze chiave in particolare. Elementi che non hanno impatto solo nel breve termine ma anche in ottica di lungo periodo.
La prima tendenza riguarda l’aumento dei disavanzi fiscali, che stanno seguendo un percorso di crescita insostenibile. La seconda tematica è legata all’entità dei guadagni di produttività derivanti dalla diffusione dell’intelligenza artificiale nell’economia; secondo l’asset manager, tra queste due forze è in atto e ci sarà ancora di più in futuro una vera e propria lotta – una sorta di tiro alla fune – che plasmerà in modo determinante l’economia statunitense per il prossimo decennio.
Nel frattempo, in Europa l’impegno ad aumentare la spesa, in particolare quella per la difesa, ha migliorato le prospettive economiche immediate, e potrebbe perfino produrre effetti duraturi. Secondo Khang, nel breve periodo -se si manterrà davvero fede a tali piani di spesa militare- ciò avrà un effetto stimolante sull’economia, generando più crescita rispetto a quanto avremmo altrimenti visto. Sarà anche un elemento di stimolo per la produttività interna all’Europa, in quanto la spesa e gli investimenti nel settore della difesa hanno il potenziale di generare – e aumentare – la probabilità di scoprire fonti significative di crescita della produttività.
Vanguard ribadisce che ci si trova in un contesto di tassi d’interesse più alti rispetto a quello vissuto prima della pandemia del 2020. Questo dovrebbe portare gli investitori a ripensare al modo in cui considerano i rendimenti obbligazionari. Anzichè aspettarsi che le obbligazioni aumentino significativamente di valore, grazie al calo dei tassi d’interesse, gli investitori potrebbero dover adottare una mentalità diversa: mettersi nell’ottica che la maggior parte del rendimento arriverà dal pagamento degli interessi e dal reinvestire quel reddito a tassi più elevati.
In ambito azionario, Khang conferma la prudenza riguardo alle valutazioni delle azioni statunitensi. Gonfiate per diversi anni, il che ha favorito gli investitori già esposti su quel mercato, ma allo stesso tempo ha pesato sulle aspettative di rendimento futuro. Quando i prezzi sono alti, come oggi, in genere ciò implica rendimenti inferiori negli anni a venire. Due condizioni dovrebbero verificarsi per spingere ancora più in alto i prezzi delle azioni statunitensi: una crescita costante ed elevata degli utili aziendali e una disponibilità degli investitori a pagare di più per quegli utili.
Ognuna di queste condizioni, presa singolarmente, sarebbe già considerata straordinaria; che entrambe si verifichino insieme è piuttosto improbabile. Considerando tutto ciò, secondo l’esperto di Vanguard è saggio diversificare oltre le azioni tecnologiche statunitensi, bilanciando il portafoglio con titoli più orientati alla resilienza, ovvero valutati in modo più prudente. (riproduzione riservata)