In una recente analisi di JPM AM si mettono in lue aspetti interessanti in relazione alla dinamica degli Etf, con particolare focus sui sottostanti corporate high yield. Una questione è se oltre al naturale incremento legato alle fasi terminali di un ciclo economico ci siano altri fattori in gioco che contribuiscano ad accrescere la volatilità degli strumenti finanziari, Etf in primis considerando la facilità di negoziazione. È a questo punto che molti operatori segnalano come il recente aumento nell’utilizzo degli Etf possa essere considerato come concausa del forte rialzo della volatilità. La realtà dei fatti però non conferma tale teoria, anzi la contraddice, secondo gli analisi di JPM AM. Infatti, il recente successo degli Etf e le ingenti masse investite in tali strumenti, non solo non causano la volatilità ma addirittura contribuiscono a smorzarla. Come gli operatori di mercato hanno ben presente infatti, la maggior parte delle negoziazioni di Etf avviene nel mercato secondario dove tali strumenti vengono scambiati direttamente dalle mani dei venditori a quelle degli acquirenti, senza causare una variazione del prezzo dei titoli sottostanti. Solo in una piccola percentuale delle transazioni, quantificabile come l'11%, l'ordine di acquisto o vendita di un Etf viene registrato sul mercato primario generando la necessità di un intervento del market maker per scambiare le azioni o obbligazioni che costituiscono il paniere di riferimento (meccanismo noto come creation-redemption). Questa significativa dinamica di maggiori operazioni nel mercato secondario, rispetto a quelle che si verificano nel primario, permette di fornire un’ulteriore fonte di liquidità al mercato degli Etf, già di per sé molto liquido grazie alla costante presenza dei market maker. Analizzando l'ultimo periodo di volatilità, si può notare ad esempio come nel dicembre 2018 gli Etf high yield abbiano registrato una media di scambi di circa 3 miliardi di dollari al giorno nei mercati secondari ed esclusivamente 500 milioni di dollari in quelli primari; ad impattare sulla dinamica dei prezzi delle obbligazioni appartenenti al benchmark di riferimento sono stati quindi volumi di scambi relativamente bassi. In conclusione, piuttosto che soffermarsi sull’eventuale aggiuntiva volatilità apportata dagli Etf, si farebbe meglio ad analizzare la raffica di eventi geopolitici che hanno sconvolto i mercati, come ad esempio la Brexit, la diatriba sul commercio tra Washington e Pechino o lo shutdown del governo USA, e l’insieme delle tematiche più nuove e problematiche che hanno colpito i mercati, quali l’aumento della regolamentazione tecnologica e la diminuzione dei margini. Focalizzandosi su tali fattori di incertezza risulta molto più semplice capire da cos’è stato generato il recente aumento della volatilità sui mercati finanziari. Il grafico in pagina evidenzia i picchi di volume scambiato degli Etf high yield durante i periodi di stress del mercato degli ultimi dieci anni. (riproduzione riservata)