Franklin Templeton traccia il quadro in termini di evoluzione di prodotto in ambito Etf, identificando anche i temi che dovrebbero dominare la scena sui mercati per l’anno appena iniziato.
Nel guardare al 2026, Pierluigi Ansuinelli, gestore multi asset di Franklin Templeton, individua tre grandi temi di riflessione: l'ampliamento delle opportunità di investimento (broadening), il possibile steepening della curva dei rendimenti e un indebolimento strutturale del dollaro. Il primo punto riguarda la necessità di superare la concentrazione quasi esclusiva sull’azionario americano, che negli ultimi anni ha dominato grazie alla sua capacità di catturare la crescita globale.
Pur restando gli Stati Uniti il mercato più forte, emergono segnali di rotazione: i mercati emergenti, che nel medio periodo hanno reso circa un terzo rispetto agli USA, stanno accelerando nell’ultimo anno. Dal punto di vista delle valutazioni, solo l’India tratta con un lieve sconto, mentre Europa, Giappone ed emergenti sono maggiormente a sconto rispetto agli Stati Uniti. Non si tratta però di comprare valore fine a sé stesso: il rischio è la trappola del valore, ossia mercati cheap perché incapaci di crescere. La chiave è quindi individuare aree dove le valutazioni sono basse ma le aspettative di crescita degli utili per azione sono in miglioramento, come sta accadendo nei mercati emergenti.
Europa e Giappone restano indietro e necessitano di una maggiore spinta fiscale, ma offrono comunque diversificazione grazie a una composizione settoriale molto diversa da quella statunitense, fortemente concentrata sulla tecnologia. Ansuinelli sottolinea anche lo squilibrio tra peso di mercato e peso economico: gli Stati Uniti rappresentano oltre il 60% della market cap globale e fino al 76% dei portafogli, ma solo il 26% del pil mondiale; al contrario, gli emergenti pesano circa il 5% nei portafogli, ma dovrebbero essere almeno l’11%. I principali rischi restano un dollaro ancora troppo forte e un possibile nuovo rialzo dei tassi da parte della Fed.
Sul fronte macro, i governi stanno progressivamente tornando a politiche fiscali espansive, con deficit destinati a crescere nei prossimi anni. Attenzione, infine, agli hyperscalers tecnologici: oggi non si è ancora in una bolla, ma nel 2026 sono plausibili fasi di correzione, soprattutto se l’aumento della leva finanziaria dovesse diventare eccessivo.
Sul dollaro, pur restando valuta di riserva globale (57% delle riserve e 45% delle emissioni obbligazionarie), secondo Ansuinelli il percorso verso un suo indebolimento sarà lento e legato non solo al taglio dei tassi (Franklin si attende un solo taglio negli USA nel 2026) ma anche all’ampliamento delle opportunità. In questo contesto, la diversificazione geografica – anche valutaria – diventa centrale, nonostante i costi di copertura oggi intorno all’1,6% annuo. Infine, l’intelligenza artificiale viene vista come un tema ancora agli inizi, con investimenti legati soprattutto a futuri guadagni di produttività.
Vincenzo Sagone, head of Etf sales Italy di Franklin Templeton, pone l’accento sull’evoluzione degli strumenti di investimento e individua negli Etf attivi una delle principali rivoluzioni in atto nel risparmio gestito, grazie ai circa 1.400 miliardi di dollari sono già investiti su tali prodotti. I flussi degli Etf attivi hanno rappresentato circa il 7% dei flussi totali degli Etf nel 2025, pur rappresentando solo il 3% del patrimonio complessivo degli Etf. In Europa il mercato è ancora relativamente piccolo – circa 81 miliardi – ma i flussi stanno crescendo in modo molto significativo (+220 miliardi a livello globale nel 2025).
Il vero vantaggio degli Etf attivi (+40% di crescita media annua delle masse dal 2019 ad oggi), secondo Sagone, emerge soprattutto nel reddito fisso, dove la gestione attiva tende a essere più efficiente di quella passiva.
Ad esempio, a fronte di un MSCI ACWI (indice azionario) con circa 2800 componenti, l’indice obbligazionario Bloomberg Global Aggregate ne conta oltre 30 mila, rendendo la selezione attiva fondamentale e in grado potenzialmente di sovraperformare il benchmark. Attraverso filtri discrezionali è possibile gestire duration, credito e persino assumere duration negativa quando necessario e se consentito dal mandato. Anche nell’azionario, conclude Sagone, in particolare nei segmenti small cap e degli emergenti, la gestione attiva può però generare valore aggiunto.
All’interno del gruppo Franklin Templeton, questo tipo di strategie è già in fase molto avanzata: il 46% degli asset a livello globale è investito in Etf attivi, grazie anche alla presenza di numerose boutique specializzate come ClearBridge (predominante l’ambito Usa, in tal senso).
Dopo una prima fase focalizzata sul fixed income, Franklin Templeton sta sviluppando la componente attiva azionaria, con nuovi Etf attivi in arrivo nel 2026. Un esempio di potenziali sovraperformance interessa l’Etf attivo sulle small e mid cap Usa, che prende come riferimento il Russell 2500 ma investe in modo selettivo in circa 90 titoli, dimostrando come l’attività di stock picking possa convivere con l’efficienza dello strumento Etf. (riproduzione riservata)